Breve storia della mia relazione con i film di Robin Hood.
Il mio rapporto con l'arciere fuorilegge è iniziato con
il cartone animato Disney (1973), ormai molti molti anni fa. Ho poi conosciuto il romantico e affascinante Robin di
Kevin Costner in Robin Hood - Il Principe dei ladri (1991)... e mamma mia, che Robin! Mi sono innamorata perdutamente di quella pellicola.
L'incanto è stato poi spezzato da
Robin Hood del 2010, diretto da
Ridley Scott e interpretato da
Russell Crowe: due ore inguardabili.
Dal trailer di
Robin Hood - L'origine della leggenda ho subito capito che non mi sarei trovata davanti l'eleganza di Costner, ma una
simpatica storia d'azione contemporanea. Non ero molto convinta di voler andare al cinema, però un po' ne ero rimasta incuriosita, perciò quando ho avuto la possibilità di vederlo in promo a soli 4 euro... beh, non mi sono lasciata scappare l'occasione.
RECENSIONE
Cosa ne penso? In soldoni?
È un po' una cazzata, però si lascia guardare.
Questo film
vuole fare di tutto un po' e il risultato è un gran minestrone di ingredienti teoricamente vincenti e praticamente solo molto confusi.
La pellicola ha scelto
un'ambientazione storica indefinita (tanto che la voce narrante all'inizio del film specifica di non voler rivelare la data degli avvenimenti): dovremmo essere nel Medioevo, visto che Robin parte per le crociate, ma in realtà costumi e sceneggiatura inseriscono le vicende in un non-tempo, un Medioevo per molti aspetti influenzato dall'epoca moderna (vedi i vestiti, i rapporti tra gli individui e i dialoghi). Gli autori
non hanno voluto attualizzare completamente gli eventi trasportandoli nel presente,
però hanno comunque scelto di modernizzare l'aspetto del film, probabilmente per avvicinarlo maggiormente alle recenti abitudini cinematografiche del pubblico.
Idea carina e difficile da realizzare bene. Provarci e non riuscirci porta a pessimi risultati, come ci ha insegnato
King Arthur - Il potere della spada.
Seguendo questo filo, il film unisce
scene d'azione, momenti drammatici e ironia per tutta la sua durata. Il tono un po' buffone, quello che serve per far sorridere lo spettatore con battute e gag, ricorre ripetutamente per tutta la prima parte, facendo perdere credibilità alla "serietà" della seconda (e annichilendo ogni forma di suspense e tensione, perché tanto sappiamo tutti come andrà a finire).
I personaggi presentati sono molteplici e tutti poco approfonditi: caratteristica comune sono le frasi poco significative e l'approfondimento quasi nullo. In fondo, però, da un film che punta tutto sui sorrisi e sull'azione non mi aspettavo molto di più.
Il protagonista, interpretato da Taron Egerton, è belloccio e simpaticone, un personaggio che sa ammiccare al pubblico e mettersi in mostra,
senza tuttavia eccellere in qualcosa di particolare. Gli manca completamente il fascino romantico di Costner, non fa risaltare il tanto noto animo nobile e audace del celebre
outlaw. Una reinterpretazione simpatica di Robin Hood, nulla di più.
Anche in questo film viene ripresa la figura del moro, compare di Robin.
L'interpretazione di Jamie Foxx mi ha ricordato molto quella di Morgan Freeman in Il principe dei ladri. Foxx ha dato vita al
miglior personaggio di questa pellicola: solo da lui ho, in alcuni punti, percepito una certa intensità emotiva e la capacità di trasmettere qualche valore.
L'unica cosa che mi perplime è che viene associato a Little John... e beh, avere un Little John moro mi ha lasciata un attimo spiazzata.
Marian in questa storia non è un personaggio.
Serve solo per mettere in scena una storia d'amore pronta all'uso, rapida e poco sviluppata. Serve per creare un po' di (pessima) tensione erotica, per mostrarci il lato romantico di Robin... e basta. La loro relazione ha un'evoluzione velocissima e scontata.
Will Scarlett è interpretato da Jamie Dornan, che qui compare barbuto e senza frustino. Visto che questa figura è molto diversa da Mr Grey, questa sarebbe stata un'ottima occasione per mettere in mostra le sue doti recitative... purtroppo, però,
le sue battute sono così povere da farlo risultare comunque piatto e poco convincente. Doppio peccato, perché lo sviluppo del suo personaggio si sarebbe potuto trasformare in una vera critica all'ambizione politica. Troppo rapido il turn over finale.
Ultimo, ma non meno importante, il gran cattivo (
lo sceriffo di Nottingham), che è portato sullo schermo da
Ben Mendelsohn: il personaggio ricorda molto (fin troppo) Orson Krennic di
Rogue One... perfino nei vestiti.