Visualizzazione post con etichetta pensieri random. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pensieri random. Mostra tutti i post

sabato 8 giugno 2019

NEWSMAKING: il mito dell'obiettivà giornalistica

L'informazione mediatica non è mai oggettiva. L'obiettività di giornalisti e redattori nel fare informazione è solo un mito... un mito che sbiadisce di fronte all'evidenza del processo di newsmaking.


Buongiorno a tutti, lettori!
Dopo questa apertura piuttosto drammatica, vorrei spiegarvi il tema dell'articolo di oggi: parleremo di newsmaking, ovvero dei processi di produzione delle "notizie", e cercheremo di capire come nulla di ciò che leggiamo/vediamo/sentiamo sia mai neutro e neutrale.

L'intero percorso di una notizia, dalla raccolta alla presentazione, è sottoposto a una distorsione involontaria (il cosiddetto unwitting bias), causata dalle routine interne alle organizzazioni dei media e dalle linee editoriali-politiche delle varie testate.

venerdì 10 maggio 2019

SALONE DI TORINO 2019: Altaforte e qualche considerazione

Partiamo da una premessa: non stiamo in alcun modo difendendo l'ideologia fascista; parleremo di incoerenze che vanno oltre la specifica accusa di questo caso.

Altaforte fa apologia di fascismo? Quanti di voi (o di coloro che li hanno accusati) hanno effettivamente letto i libri pubblicati da questa CE? Io no, quindi in merito non mi pronuncio. Ricordo solo che per giudicare il contenuto di un testo, l'opera in questione va prima letta. Non si accusa per sentito dire (cosa che buona parte del web ha fatto).
E no, le affermazioni dell'editore non bastano per commentare i libri che pubblica.

Primo punto di incoerenza: Altaforte ha iniziato a pubblicare i suoi libri a settembre dello scorso anno; prima ancora pubblicava la rivista Il Primato Nazionale (stesso editore, stessa linea). La magistratura dov'era, scusate? Ammettiamo, per pura ipotesi, che abbiano effettivamente sempre fatto apologia di fascismo... perché nessuno è intervenuto prima? Certe dichiarazioni sono reato, no? Perché ora?
Perdonatemi se sostengo che la Regione, la Città e di conseguenza il Salone si siano un po' parati il cu... salvati la faccia. Hanno cercato di fermare la polemica, come se si trattasse di un gioco. Altro che vittoria della libertà, questa non è nemmeno una vittoria di Pirro.

Punto secondo: su molti giornali si legge "Altaforte, casa editrice vicina a Casapound", con un'implicazione di giudizio non da poco. Come se essere vicina a Casapound la rendesse immediatamente illegale. Capiamoci eh, Casapound può farvi schifo quanto volete, potete CONSIDERARLI infami, violenti e fascisti... ma questo è un partito legale. Che legamente esiste e che legalmente può essere votato. In che modo la CE dovrebbe essere illegale se non lo è il partito? E qui torno all'incoerenza del punto uno: se Casapound fa apologia di fascismo, perché nessuno li ha denunciati? La coerenza dove sta? Fare qualcosa prima? Se uno dei suoi esponenti dice o fa qualcosa di legalmente perseguibile, perseguiteli. Non aspettate di fare l'azione di facciata solo per "fare bella figura" (capisci poi che bella figura...).

Punto terzo: i processi vanno conclusi, prima di emettere una sentenza. Escludere Altaforte da Torino senza che siano stati CONDANNATI per alcun reato è, direi piuttosto oggettivamente, una forma di censura. Al momento non sono colpevoli di niente, sulla base di quale pretesto sono stati cacciati? Eh, nomi importanti minacciano di non venire se ci siete voi, quindi vi mandiamo via. Ricatto? Spiegatemi dove sta il vostro rispetto della legge e della liberta e della giustizia e di tutti i buoni valori di questo mondo quando sostenete un comportamento simile. Dove? 
Non è urlando "fascista!!!" al fascista che si risolve un problema.

Qui entra in gioco il punto quarto: vorrei dire ad Halina Birenbaum, sopravvissuta all'Olocausto, con tutti il rispetto per lei, che dal fascismo lei non deve scappare, il fascismo lei lo deve combattere, proprio perché l'ha conosciuto e ne conosce le conseguenze.
I problemi non si risolvono nascondendo la polvere sotto il tappeto, bisogna parlare, spiegare, dialogare, far capire alle persone perché qualcosa è sbagliato. Nascondendo i fascisti sotto al tappeto cosa abbiamo ottenuto?
Cara Signora, lei avrebbe dovuto dire: "Io a Torino vado, proprio perché ci sono i fascisti".

Tralascio poi l'organizzazione di base dell'intero boicottaggio... Vi dico solo che la mia prof di marketing avrebbe sputato sul foglio d'esame di questi "boicottatori", che di comunicazione e pubblicità evidentemente hanno capito proprio poco. (Chi conosceva Altaforte fino a settimana scorsa? Adesso la biografia di Salvini è il libro più venduto su Amazon.)

La cosa che mi dispiace di più è che probabilmente molti "sostenitori della giustizia" non hanno capito che in tutto questo hanno toppato. Nei modi e nei tempi. Hanno fatto il gioco dei "fascisti", hanno dato loro ragione e motivi per continuare a combattere e non hanno spiegato a nessuno perché il fascismo è sbagliato. 

L'obiettivo era fare polemica inutile? L'obiettivo era farli sparire dal Salone? Allora ci siete riusciti, bravi. Vi siete comportati correttamente? Siete stati "migliori" di loro? Avete trasmesso dei valori positivi? No.

Sorrido sempre quando qualcuno mi risponde a slogan... L'ideologia è bella, ma se non ottiene risultati concreti serve a ben poco.
 
Alex (e  Emme)

giovedì 4 aprile 2019

PENSIERI RANDOM: gli acchiappasogni

Forse vi starete domandando cosa c'entrano gli acchiappasogni con i libri, i film, le serie TV, gli autori e tutto quello di cui parliamo di solito qui sul blog. Volete scoprire la risposta? Cosa c'entrano gli acchiappasogni con i nostri temi abituali? Assolutamente niente. O meglio, forse c'entrano... in qualche modo.

Sopra il mio letto, da tre anni e mezzo ormai, si trova appeso un bellissimo acchiappasogni: Emme decise di regalarmelo quando, alla Fiera dell'Artigiano, ci imbattemmo in una coloratissima bancarella che li vendeva. Io scelsi quello nero. Un colore un po' cupo? Un pochino, non troppo visto che solo la struttura portante è nera, mentre le piume solo colorate (e anche parecchio sgargianti direi).
Da allora se ne sta lì, sulla trave, vicino a un angioletto e una Ave Maria (preghiera scritta sul legno con pennarello indelebile bianco... shhh, meglio non fare domande: ho fatto tante cose strane nella mia vita). Per me questo oggetto ha un valore affettivo molto forte, il che probabilmente contribuisce a farmelo apprezzare così tanto: vederlo prima di andare a dormire mi dà un senso di protezione e di tenerezza, come se sapessi che c'è lì qualcuno pronto a scacciare i brutti sogni per garantirmi un riposo sereno. Un qualcuno che ci tiene così tanto da essere disposto a fare a botte con gli incubi per me. Vi sembrerà assurdo, ma ho come l'impresso che la sua presenza mi aiuti a pensare... capita spesso, infatti, che io abbia dei piccoli lampi di genio prima di addormentarmi, delle belle idee che solo in queste situazioni riesco a tirare fuori, sviluppare, completare. Eureka nel letto, insomma ;)
Conclusione? Gli acchiappasogni mi piacciono e, vista la mia passione per questi oggetti, oggi vorrei raccontarvi qualcosa di più sul loro conto.
(Quindi in pratica non c'entrano niente, ma il blog è mio e parlo di ciò che voglio, odiatemi pure.)




mercoledì 20 marzo 2019

PENSIERI DI EMME: il vero problema siamo noi

Vorrei complimentarmi con quei "giornalisti", o sedicenti tali, che hanno ben pensato di affrontare il VERO problema che volevano mettere in luce le ultime manifestazioni per l'ambiente: l'ignoranza di questi giovani fannulloni e perdigiorno che non sanno neanche per cosa, eppure scendono in piazza e manifestano. Ah no? Non è forse questo il vero problema? Ennesima dimostrazione di quanto questo paese sia un paese di vecchi e, soprattutto, per vecchi.
Che alle manifestazioni larga parte dei giovani manifestanti sia lì solo per caso o, come si dice dalle mie parti, per "balzare la scuola" è dato di fatto. I suddetti "giornalisti", autori di un bellissimo (ma anche no) servizio, arrivano tardi di almeno cinquant'anni su questa notizia. E in realtà anche sul format: il ridicolizzare un intero movimento, domandando a decine di persone, per poi mostrare in servizio esclusivamente coloro che si sono rivelati più ignoranti sulla causa è una strategia per creare scalpore che esiste da sempre. Personalmente, l'ho sempre odiata e non mi ha mai divertito. Un modo come un altro per tranquillizzare il popolino circa il fatto che possa continuare a crogiolarsi nella sua ignoranza in quanto, lì fuori, c'è chi "è messo peggio"... Che poi vorrei vedere le risposte che avrebbero saputo dare in quella stessa circostanza tutte le persone che, vedendo il servizio, hanno dato degli ignoranti (o peggio) ai ragazzi che appaiono e che chiaramente fanno una sonora figura di m**** (meritata).

mercoledì 2 gennaio 2019

DIARIO VCUC: Capodanno a Verona e WWW

Buongiorno amici! Buon anno a tutti!
Con questo post inizia ufficialmente il 2019 di Vuoi conoscere un casino?. Nei prossimi giorni pubblicherò anche la lista dei miei buoni propositi per il nuovo anno, così potrete scoprire tutti i progetti che ho in mente di realizzare nei prossimi mesi (e sono tanti, troppi).
Come avete passato la serata del 31? Io e Emme abbiamo trascorso un paio di giorni a Verona... e non è stato male.
Il 31 abbiamo visitato la città e io mi sono innamorata del Teatro Romano: bello tutto eh, ma i resti del teatro mi hanno affascinata in modo particolare; inoltre ho adorato gli oggetti esposti nel Museo Archeologico.
Per il resto abbiamo visto molto da fuori e siamo entrati in poche strutture, perché alcune erano chiuse e altre avevano code infinite (non che mi aspettassi qualcosa di diverso, visto il periodo).

Il B&B in cui abbiamo dormito, Alla Ruota, poco fuori Verona, è stupendo: rustico fuori e particolarmente curato all'interno, con camere e arredamenti che coniugano raffinatezza e calore domestico.

Capodanno non è mai stato una delle mie feste preferite, visto che detesto la confusione provocata da masse di persone esaltate e odio ritrovarmi addosso gente a caso, mi irritano la baraonda degli ubriachi e i botti sparati a c***o dagli imbecilli. Ma vi sembra sensato mettersi a sparare petardi tra le viuzze strette del centro di Verona? Bah. A volte la stupidità non ha limiti.
A causa di tutto ciò non siamo rimasti in città a lungo dopo la mezzanotte. Lo so, siamo due ventenni poco giovanili.

martedì 27 novembre 2018

DEMOCRAZIA TROPPO DEMOCRATICA: l'arroganza di un popolino che non sa tacere

Titolo impegnativo, eh? Forse anche un po' presuntuoso, disturbante, irritante. Esagerato?
Non lo so, oggi sono in vena particolarmente critica. Sono uscita da poco da una lezione di economia e un aneddoto raccontato dal prof mi ha messa sul piede di guerra: durante una conferenza organizzata dal comune (non specifico la città, non è importante) lui ha spiegato il funzionamento di alcune leggi, tassazioni, meccanismi economici al pubblico; al termine del suo discorso un signore ha alzato la mano e ha ribattuto dicendo: "Guardi, secondo me Lei sta sbagliando". Poi si è lanciato in un infinito elenco di motivazioni per cui le affermazioni del prof sarebbero state cazzate. In questa lunga lista ovviamente non c'era un solo punto valido, erano solo luoghi comuni e slogan ripetuti a pappagallo.

Da qui nasce la mia riflessione di oggi, che può essere riassunta con una sola domanda: ma quanto siamo diventati arroganti?
 
Ora torno indietro e vi spiego nei dettagli cosa penso al riguardo.

Viviamo in un Paese che ci lascia la possibilità di parlare, di esprimerci e che non ci obbliga a obbedire senza poter fiatare. Sacrosanta libertà. Ciò che mi chiedo continuamente, però, è se non abbiamo spinto questa nostra "libertà" oltre un limite che non avremmo dovuto superare: i diritti per cui i nostri antenati si sono tanto battuti in che cosa si sono trasformati?

lunedì 23 ottobre 2017

PENSIERI RANDOM: Petit poème en prose

Senza come né perché, senza nessun tipo di spiegazione.
Semplicemente, vi lascio qui l'incipit di una poesia che ho scritto. "Poesia" lo metterei tra virgolette... Un petit poème en prose, più che altro.



 FOLLIE D'AMORE

I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
 Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell'abbagliante splendore del loro vero amore

Le ragazze innamorate fanno follie.
Io sono innamorata,
E, chissà,
Se sono pazza
O se sono solo impazzita…
So per certo,
Però,
Che hai sconvolto la mia vita.
E chissà,
Forse un manicomio mi guarirà.
Ma non voglio guarire.
Non da te.
Un po’ Jekyll,
Un po’ Hyde,
Lo so,
Quando il male si sveglia
Mi prende la malinconia,
Mi sveglio un mostro
Che non so mandar via.
Mille voci nella testa,
Tutte insieme
Fanno confusione,
E io vorrei che
Tu,
Unicamente tu,
Le ascoltassi.

I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell'abbagliante splendore del loro vero amore

Vorrei amarti sempre
E salvarti da tutto e da tutti…
Ma non so salvarti
Da me
E dalle mie emozioni
In cui mi perdo
E mi ritrovo.
Vorrei darti l’universo,
Vorrei per te ogni bene,
Ogni gioia,
Ogni felicità.




 

Buonanotte a tutti, 


Alex


P.S. Sì, ho rubato il refrain a Prévert.


giovedì 2 febbraio 2017

Fallen e l'amor che al cor duole...

"Sono nato intero, non ho bisogno di nessuna metà."
                              o non ho trovato la metà giusta?


Avete presente la storia di Aristofane che descrive l'uomo e la donna come due metà che si possono/devono rincontrare? Ecco... Forse dovremmo prestare più attenzione nella scelta della "metà perfetta".




Ieri sera sono andata al cinema a vedere Fallen, il film tratto dai romanzi di Lauren Kate (dei quali non sono assolutamente fan) e oggi avrei voluto scrivere una breve recensione... Ma ho cambiato idea, perché un aspetto del film che mi ha toccata molto (e mi ha fatto passare la notte in bianco arrovellandomi il cervello) mi ha convinta a porvi alcune domande.

Perché, e lo chiedo seriamente, perché Daniel continua a cercare Lucinda? Perché la aspetta sempre? Perché non prende e dice "basta", perché non sceglie qualcosa/ qualcuno che non sia lei?
Non prendetemi per stronza insensibile, io sono follemente innamorata, credo nell'amore e nell'amore "predestinato"... Ma quando fa così male, è davvero amore?

Non so se avete letto il Simposio (qualche commento qui) e tutte le belle e filosofiche descrizioni dell'amore che ci danno Socrate & Co, però, secondo me, quando si parla di amore pratico, di vita quotidiana, di sentimenti vissuti sulla propria pelle ogni singolo giorno... Porsi questa domanda è importante. L'amore che fa male è amore? Condannarsi a un'eternità di sofferenza, è amore?
Questo vale per entrambi i membri di una coppia: una (ipotetica) lei che soffre come un cane bastonato per tentar di rendere felice lui, una lei che rinuncia a sé, ai propri sogni, a ciò che desidera e che è, per lui, è innamorata o è masochista? O una lei, che fregandosene di tutto, fa sempre ciò che vuole, non chiede nulla, non ascolta nulla, fa di testa propria, e lo tratta come uno zerbino (facendolo soffrire come se ogni giorno gli stessero cavando tutti i denti senza anestesia... versione modificata di Prometeo: qui sono i denti a ricrescere), è innamorata? Lo ama? E lui che si lascia trattare così? Ora, riferite queste domande a tutte i lui-lui, lei-lei, lui-lei del mondo e ditemi: chi decide quando è amore?
C'è un limite a questa definizione? Questo sentimento chi lo classifica? Chi decide quando il male è giusto da sopportare, quando è un male che fa bene, che aiuta, quando è una rinuncia produttiva, giusta, buona... E quando invece sfocia nel masochismo?

L'amore si deve vedere sempre. Non sto dicendo che non si può litigare/discutere (non farlo mai sarebbe comunque strano e forse dannoso), ma l'amore deve far star bene: deve farti svegliare con il sorriso, deve illuminarti ogni volta che pensi a lui/lei, deve darti coraggio, fiducia, pace, sostegno, deve metterti alla prova e sostenerti, deve essere duro qualche volta, ma farti sentire grande, capace, deve aiutarti a migliorare, a crescere, a vivere, deve essere la spinta che ti serve o la mano che ti sostiene... Non può essere sempre pianto e lacrime, un boia e una condanna a morte.

Insomma, giudico Daniel e Lucinda una coppia sbagliata: sono l'esempio dell'amore malato, secondo me. Non credo che quel loro "aspettarsi-baciarsi-morire" possa essere definito "vero amore" o "amore eterno": è un'eterna sofferenza, alla quale lui continua a condannarli. Se lui scegliesse il cielo o gli inferi, il ciclo si chiuderebbe, lei smetterebbe di stare oscenamente per tutta la sua vita, smetterebbe di morire, e lui smetterebbe di vivere un'infinita agonia.
Non ho (forse purtroppo) una visione del mondo così fiabesca da convincermi che "un attimo di felicità valga millenni di sofferenze".

Andarsene non sempre è sbagliato, non sempre è cattivo, non sempre distrugge.
A volte, forse, crea più che rimanere. 


Alex






sabato 21 gennaio 2017

PENSIERI DISORDINATI #3: scena di un ritratto o ritratto di una scena?


Scena di un ritratto o ritratto di una scena? "Mi rendo conto dell'inusualità di questa scena. So che di solito funziona al contrario, so che il soggetto dovrei essere io, e non tu, so che tutto questo potrebbe essere giudicato strano. Ma tranquillo, non è una prova di femminismo esaltato, né nulla di simile.
Solo, avevo voglia di ricordarmi per sempre questa scena. E ora non dirmi che si ricorda meglio con la mente che con i disegni, perché altrimenti ti picchio: se lo dici, ti tiro uno di quei ceffottini infastiditi che tanto ti fanno ridere.
Questa è proprio una scena, non riesco a pensarla diversamente: una scena da film, di quelli dolcissimi e profondissimi, una scena da quadro romantico.
Sei mozzafiato, appoggiato a quel muretto, guardando il tramonto.
Sembri un eroe, un filosofo, un artista, un angelo (caduto). Sembri il personaggio di tutti i romanzi che ho letto, di tutti i film che ho visto, di tutte le storie che ho immaginato.
Sei lì, quasi immobile, gli occhi fissi sull'orizzonte, le mani sul davanzale. Pensi? Di sicuro pensi, tu pensi sempre, pensi troppo. Insomma, pensi sempre troppo. A che pensi? A me? Queste mie domande ti fanno sempre sorridere... "Tu e il tuo tenerissimo maledetto egocentrismo", mi diresti. Scusa, ma ci spero sempre... Sai, di essere nella tua mente, in qualunque momento. Un po' come tu sei sempre nella mia, sia quando corro all'imbrunire e sto attenta a non inciampare nei sassi, che quando sto studiando spagnolo e scribacchio il tuo nome su tutti gli angoli di tutte le pagine, sia quando parlo con gli altri, che quando sono da sola sotto la doccia e l'acqua calda mi accarezza. Se non pensi a me... A che pensi? Alla tua famiglia, ai tuoi amici, a che vuoi fare domani? O magari, perché no, a che vuoi fare Domani. Domani con la D maiuscola, quel Domani misterioso e indefinibile al quale tutti ci obbligano a pensare, a quel Domani così futuro da essere sfocatissimo, a quel Domani che in nessun modo può essere messo a fuoco o zoommato, o visto, capito o accertato. Io ci penso, spesso, ma i risultati si limitano a immagini confuse e prive di qualunque certezza. Fa un po' paura, non credi? Una paura bella, però. Una paura emozionante. Non angosciosa, un po' ansiosa sì, ma bella. Capisci? La senti anche tu?
Comunque, grazie per startene lì fermo: sarebbe molto più complicato farti questo ritratto se tu continuassi a muoverti.
Ecco, come non detto: ti sei appena accarezzato il pizzetto. Quel maledetto pizzetto... Se non rimetti la mano dov'era prima, giuro che vengo lì e te lo raso via tutto."


Alex

sabato 19 novembre 2016

Lettera di un suicida

Oggi vi propongo un testo che ho scritto in seguito a una conversazione avuta con un mio amico.
Il tema? Le parole uccidono.
Quindi, vi prego, prestate sempre molta attenzione a ogni singola lettera che pronunciate.
Non me la sento di scrivere altro.
Buona lettura e grazie.

Alex



Caro lettore,

non so chi tu sia… Potresti essere la mamma, o mio padre, o la Miki o una persona a caso che ha trovato questo foglio prima di chiunque altro. Vorrei che tu fossi la Miki, perché lei mi sentirebbe meglio degli altri. Capirebbe? Non lo so, spero di sì… Però sono sicuro che lei mi sentirebbe per davvero.
Ma non sapendo chi tu sia, ti chiamo“lettore”. Scusa se sembra un appellativo un po' freddo, non voglio essere freddo, davvero, credimi.

Allora, lettore, volevo solo dirti che sono stanco. Sono tanto tanto stanco. Stanco di fallire di continuo. Sai, io mi impegno sempre, ci metto l’anima nelle cose che faccio… Eppure vengono tutte così male. Perchè? Nella vita vorrei eccellere, vorrei che al mio impegno corrispondesse un pari risultato. Vorrei che voi tutti poteste essere fieri di me, fieri e orgogliosi di chi sono diventato. Vorrei essere un vincente allo sguardo di tutti, vorrei che mio padre mi dicesse “Bravo, figliolo.” E invece no, sono un fallito. Non un fallito nel vero senso della parola… Sto sempre nel mezzo, nel mezzo della massa, sono abbastanza per essere promosso, ma non abbastanza per essere definito “ un bravo studente”. Capisci? Sono sempre sul sei, quando va bene sei e mezzo, quando va male cinque e mezzo. Sempre. In tutto quello che faccio. Sono mediocre. E io odio essere mediocre. Odio stare lì, odio non poter volare in alto. Il mio corpo è un limite stupido. La mia mente è un limite stupido. Mi sento maledetto dal diavolo. Come se qualcuno si stesse prendendo gioco di me. Ho paura di me per il futuro. Tutti mi ripetono “Datti da fare, insegui il tuo sogno”. Io non ho un sogno, non so che sogno posso permettermi, non ho trovato nulla in cui io sia bravo, davvero molto bravo, non so che strada prendere, non so dove andare, verso che meta. Vago a tentoni nel vuoto. Continuo a sbattere contro i muri. Ho bisogno di svegliarmi la mattina e sapere cosa devo fare, come devo farlo e, soprattutto, perché. Perché io sto vivendo? Per fare bene a chi? Per la felicità di chi? La mia, no di certo. Tutti continuano a dirmi che non ho tempo, che devo darmi una mossa, che dai dai dai dai dai, devo fare in fretta. “Non puoi più sbagliare”, mi dicono. E io sbaglio. E loro ridono.

Sono stanco di te, Padre, che ogni giorno mi urli contro per cose stupide, per insignificanti errori, sono stanco di sentirmi uno schifo per tutto quello che mi dici, per colpa tua. Da quasi 19 anni mi tratti così. Sono stanco di te. Io sono meglio di te, sono più buono, più giusto, più impegnato nella vita… ma tu non mi vedi così. Sai, questo è quasi tutta colpa tua… Tu gridi, urli, e non mi parli mai. Le tue sono sempre parole sbagliate, sono parole cattive, sono parole crudeli e io le odio, le odio tutte da morire.

Quel video l’hanno visto tutti... Io stavo solo scherzando… E ora l’hanno visto tutti. Tutti mi chiamano “checca” e mi sfottono, e fanno versetti quando passo loro accanto… Lo fanno da mesi, ormai… Ma questo non sarebbe stato nulla, nulla senza di lui, senza di te, Padre, senza di te che stamattina hai detto: “Vorrei che tu non fossi mai nato, sei la mia più grande delusione”. Mai nato, capisci? Io sono vivo grazie a te… E tu non mi vorresti vivo.
E la mamma zitta, ancora zitta.

Mamma, scusami, non sarebbe dovuta finire così… La tua unica colpa è non aver parlato, essere stata lì, zitta e ferma, lasciandogli fare e dire tutto ciò che voleva. Zitta, mamma… Sei stata zitta…. Mi sarebbe bastato un “Ti voglio bene” o un “Sono fiera di te” e tutto sarebbe stato diverso. Mi sarebbe bastata la tua voce… E invece silenzio.

Miki, piccola, dolce, bellissima e coraggiosa Miki. Grazie per avermi sopportato e supportato finora. Per aver creduto in me oltre ogni limite logico e umanamente comprensibile. Grazie per avermi dato tutto il tuo amore. Grazie per tutte le lettere che mi hai scritto, per tutte le frasi che mi hai dedicato, per quei dolci sussurri tra le lenzuola, per la magia che riesci a ricreare con foglio e penna. Io odio le parole, le parole mi uccidono, ma le tue le ho amate davvero. Solo, mi dispiace che non siano abbastanza per far tacere il male, per far tacere anche quel me che mi grida dentro. Io ti amo e sei per me l’unica gioia di questa vita. Ti amo da morire… Ti prego, perdonami, per non amarti da vivere per te.

Non posso continuare a vivere per gli altri e per me non so vivere. Non ci riesco. Non riesco a far prevalere la mia voce, non riesco a farmi sentire. Ho sempre pensato di essere un guerriero, di combattere ogni battaglia, di lottare fino a vincere. Mi sono sempre rialzato. Capita, però, che le ferite siano troppe. E che si muoia dissanguati. Ecco, io non ho più sangue. Sono prosciugato. Assurdo, sai? Tutto ciò che mi ferisce non esiste. Tutto ciò che mi accoltella, mi strozza, mi strangola… Non esiste. Sono suoni buttati lì, sono lettere, son parole… E io non sopporto il peso di questo niente.

Dio, per quanto io abbia sempre negato di credere in te, ora non saprei a chi altro rivolgermi. La notte mi fa paura e questa in particolare: se mi affaccio alla finestra, non riesco a scorgere nemmeno una stella. Per favore, dammi pace… Rendimi nulla, nulla è meglio di un fallimento.
Ti prego.
Sento la voce di mio padre: “Hai fallito ancora”.

Spero che voi tutti possiate avere una vita meravigliosa, è ora che io vada.

Buonanotte,

Giovanni


N.B.: i nomi utilizzati sono frutto di fantasia





mercoledì 16 novembre 2016

BOOK TRAILER di Vuoi conoscere un casino?

Buongiorno a tutti!

Finalmente trovo un momento per dedicarmi completamente a voi e al mio magico angolino :D
Qui trovo un pochino di tranquillità e di pace, qui posso scappare dal mio caotico scorrere di giornate strapiene di impegni... Mi sembra quasi di essere una "donna in carriera" da film... Di quelle che corrono a destra e a sinistra per tutto il giorno, senza mai un attimo per respirare.
Sto diventano proprio polemica ultimamente, scusate :((

Oggi vi scrivo perché vorrei condividere con voi la gioia, l'emozione (e anche un po' l'ansia) che mi rende esuberantissima ormai da qualche giorno: stasera sarò ospite in un caffè letterario a Bergamo (Macondo bibliocafè) dove verrò intervistata in modo un pochino particolare... Sapete, di solito, quando presento il mio Vuoi conoscere un casino? conosco già le domande che mi verranno poste, così posso prepararmi al meglio ed evitare di fare una enorme gaffe: non sono brava a parlare in pubblico, mi agito sempre troppo e spesso la mia erre moscia prende il sopravvento facendomi pronunciare frasi incomprensibili... Insomma, diventa tutto un "rrrrr" indefinito e indefinibile.
Invece stasera dovrò dominare tutte queste paure: l'intervista sarà tutta improvvisata e davanti a un pubblico piuttosto ampio. Oddio. Sto già iniziando a tremare.
Poi vi farò sapere l'esito di questa titanica impresa.

In realtà in questo post non avrei voluto parlarvi dell'intervista di stasera, l'oggetto sarebbe dovuto essere un altro... ma va beh, oggi scrivo tutto quello che mi passa per la testa senza freni XD

Ora facciamo dietrofront e torniamo a ciò che davvero è importante: BOOK TRAILER.
Vi presento (in esclusiva assolutissima) il primo book trailer di Vuoi conoscere un casino?.
Questo lavoro è stato un esperimento fatto da un mio amico... E in quanto "esperimento", siamo apertissimi e dispostissimi a ricevere critiche e consigli, per poter poi provvedere a un miglioramento!

Grazie a tutti in anticipo,
(vi lascio il link del video su fb, perché non riesco a caricarlo qui)







fateci sapere cosa ne pensate :))


Alex









domenica 21 agosto 2016

Pensieri disordinati#1

Ascolta il mio cuore.



Nella mia infazia spicca un libro con questo titolo, "Ascolta il mio cuore", scritto da Bianca Pitzorno. Un libro che la mia maestra delle elementari ci ha letto in classe e che io ho riletto da sola diverse volte, non solo quando ero ancora piccola, ma anche un paio di anni fa, quando ero alla fine della seconda superiore e stavo riguardando le bozze di "Vuoi conoscere un casino?".

"Ascolta il mio cuore", chiede una delle protagoniste del romanzo della Pitzorno. Una richiesta semplice, però fondamentale. Ascolta come batte, ascolta cosa dice, ascolta tutte le sue mute parole... Ascoltami. E capiscimi.


Avete presente quella sensazione di quando vi sembra che tutti intorno a voi... non riescano a cogliere il vero senso di quello che dite? Di quando il vostro messaggio pare scontrarsi con un muro di gomma? Lo colpisce e boom, ritorna indietro.
Mi hanno detto parecchie volte che io sembro un muro di gomma, che sono testarda e che non riesco a cambiare il mio modo di fare. "Sono stronza, insomma... ", questo ho pensato, "sono stronza e non posso farci niente." Un ragionamento abbastanza idiota ed egoista, no?

E poi, pensandoci meglio, ho capito che non "sono stronza e non posso farci niente". Sono chiusa nei confronti del mondo quando mi aggrappo a principi che non so argomentare. E questo quando capita? Capita quando sono gli altri a stabilire i miei principi.
Un amico una volta mi ha detto: "Usa la tua testa, hai un cervellino così carino".
Magari aveva ragione, magari quando le idee sono davvero mie, sono... vere? Non dico giuste, non dico sensatissime, ma vere. Le sento, le comprendo a fondo e capisco quando sono sbagliate da difendere, visto che conosco tutte le loro sfaccettature. Capisco quando ho ragione e quando no.
Se invece mi fido ciecamente di ciò che mi suggeriscono gli altri affogo nei loro discorsi e non so più come uscire dalla tempesta, non trovo più la luce... e resto lì. Che la loro opinione sia perfettamente valida o una totale cazzata, io ci sono sprofondata dentro e ho perso la mia oggettività. Ho perso la mia identità.

Non mi piace il gelato al pistacchio, non mi piace la Coca Cola, detesto l'insalata con troppo sale e le scarpe con il tacco, eliminerei dalla faccia delle Terra le cimici e distruggerei ogni tarantola del mondo... queste cose mi fanno schifo, tutte schifissimo... ma c'è solo una cosa che odio, odio profondamente: quelle persone che mi obbligano a non essere me. A non farmi parlare, a non farmi avere un'opinione, quelle che mi imboccano di loro stessi fino a farmi scoppiare. Quelle persone che non ascoltano il mio cuore. Colpa anche mia, ovviamente, colpa mia perché mi faccio trattare così. Ho troppo spesso considerato amore (in tutti i sensi, che sia amicizia o famiglia o innamoramento) il credere a quello che esce dalle dolci labbra di quella persona a cui voglio bene. Mi sono fidata in modo sbagliato. Volevano tutti fare il mio bene... ma mi hanno privata della mia essenza.

Mi sono promessa (giurando nel nome dell'Angelo) di sforzarmi ogni istante della mia vita per essere meglio di come sono ora, per essere più giusta, più attenta, più sicura, più aperta verso il mondo. Mi costa fatica e ancora sbaglio molto, ma ci sto provando. E odio chi vuole impedirmi di migliorarmi. Odio chi mi rifiuta perché sono diversa da lui/lei/loro. Odio chi è felice solo se sono un suo specchio. Odio chi non sa mettere l'orecchio sul mio petto e ascoltare il mio cuore. Boom, boom, tum, tum. Ogni cuore è diverso, ogni cuore ha il suo battito, ogni cuore è meravigliosamente unico e ha la sua musica da far ascoltare. Ascoltare le parole non basta, bisogna impegnarsi per percepire ogni sfumatura, ogni minuscola vibrazione, ogni dettaglio. Niente è insignificante. Tutto ciò che comunichiamo ha un valore.

Lo so che il verbo "odiare" è cattivo... mmh... non li odio? Ma li combatterò, combatterò chi mi priva del mio essere me, così come combatterò quella parte di me che cercherà di far assomigliare gli altri a me.
 

Da qualche tempo stavo pensando di creare una rubrica dedicata a "pensieri random": stasera mi sono decisa. Sono incazzata, scusatemi... ma questa rubrica sarà quasi interamente formata da pensieri troppo emotivi e un po' personali... Io vi avviso ;)

Concludo qui, perché altrimenti scriverei altre trecento righe.

Domani trovate dieci minuti del vostro tempo per dedicarvi al cuore di qualcun' altro.


Alex
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...