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sabato 26 gennaio 2019

642 IDEE PER SCRIVERE #4

Buongiorno a tutti!
Il testo che vi propongo oggi non viene veramente da "642 idee per scrivere"(il librone di scrittura da cui di solito traiamo ispirazione): è infatti un tema che il prof di Marta le ha assegnato come compito per Natale; io l'ho letto per caso e mi è piaciuto molto, perciò ho deciso di pubblicarlo.
Vedo con chiarezza le fonti che hanno ispirato mia sorella: Chuck Bass vi dice qualcosa? E Bling Ring?
Comunque vi auguro buona lettura. Fateci sapere che ne pensate.



Un ladro colto sul fatto decide di chiamare egli stesso la polizia. Racconta ciò che accade, descrivendo particolari emozioni e sensazioni del protagonista della vicenda.

Fin da quando sono piccolo le persone rimangono impressionate dai racconti che riguardano me, la mia famiglia e il nostro conto bancario: strepitosi viaggi nei luoghi più “chic” del mondo, incontri con personaggi famosi, numerosi inviti a cene di gala con persone che indossano vestiti più costosi di una casa, giornate di shopping nei negozi più prestigiosi della città… Insomma, tutti rimangono sempre stupiti dalla ricchezza della mia famiglia. Nessuno è mai riuscito a spiegarsi perché mia madre andasse in giro con al dito un anello di smeraldo uguale a quello che Taylor Swift aveva ricevuto in regalo dal suo nuovo fidanzato, poco dopo che questo anello era misteriosamente scomparso dalla casa della celebre cantante. Allo stesso modo, qualche anno fa, le coetanee di mia sorella Jenny rimanevano a bocca aperta nell’ammirare la mia dolce sorellina sventolare davanti ai loro occhi pieni di invidia una borsa identica a quella che la cantante Katy Perry si era vista sottratta da un ladro misterioso qualche giorno dopo averla comprata.
Tutti in città sapevano che la mia famiglia navigava nell’oro, ma nessuno riusciva a comprenderne il motivo. Se qualcuno mi avesse chiesto “Brad, ma che lavoro fanno i tuoi?”, io avrei dovuto rispondere “La mia famiglia ha una attività in proprio molto fruttuosa.”. Questo era ciò che i miei genitori volevano che io e mia sorella rispondessimo ai ficcanaso. La ragione della nostra vaghezza è molto semplice: la verità sulla mia famiglia doveva rimanere un segreto, altrimenti, se tutti avessero scoperto la nostra “attività di famiglia”, il mondo ci sarebbe crollato addosso.
È da molti anni che i miei parenti riescono a penetrare di soppiatto nelle ville stratosferiche delle star residenti a Beverly Hills e uscirne sani e salvi con le tasche colme di gioielli, oro, pietre preziose, denaro, vestiti, scarpe, borse…. Per riuscire nelle nostre imprese è fondamentale il lavoro di squadra: le donne si informano sui beni posseduti dalle celebrità e scelgono quelli che vorrebbero; gli uomini invece devono riuscire a soddisfare le richieste delle signore.
Mio padre è il numero uno, il migliore nella nostra famiglia, quello che riesce a entrare e derubare più facilmente le abitazioni. Quindi era abbastanza normale che tutti fossero sicuri che anch’io, un giorno, sarei diventato come mio padre. Peccato che quel giorno non sia mai arrivato e mai arriverà, considerato che domani, probabilmente, mi ritroverò a marcire in una cella.
Io non sono furbo come mio padre, non sono abile con i computer per rendere innocue le telecamere, non sono capace di scassinare una porta in meno di quindici secondi, non riesco ad arrampicarmi su un tetto senza rischiare di morire una dozzina di volte, non sono atletico come lui, non sono veloce né forte, anzi sono piuttosto smilzo e con zero muscoli. Io sono il contrario di mio padre: lui è un dio, io sono una nullità. Non sono nemmeno capace di mantenere il sangue freddo appena qualcosa va un po’ storto rispetto al piano previsto: mi faccio prendere subito dall’agitazione, inizio a tremare e a balbettare. Io sono una grande delusione per tutti, soprattutto per mio padre. Lui si vergogna di me. Dice che non sono capace di controllare le miei emozioni, sono troppo sensibile per i suoi gusti, non sono capace di stare calmo e di non perdere la testa.
Non ho mai capito come i miei familiari siano sempre riusciti a rimanere rilassati , a essere sicuri che tutto sarebbe andato bene. Io, invece, ho sempre pensato che fosse una questione di tempo prima che qualcuno venisse a sapere di tutti i reati che la mia famiglia ha commesso. E adesso, per colpa mia, tutti lo sapranno. Tutti smetteranno di pensare ai Bass come alla famiglia più ricca e sofisticata della città, ma cominceranno a vederci come degli sporchi criminali, come dei ladri. In fondo penso che sia giusto così, altrimenti a quest’ora non starei scrivendo questa mia confessione seduto tranquillamente in camera mia, ma avrei già cercato di far scomparire quel maledetto video, la prova della mia colpevolezza, avrei già avvisato tutta la mia famiglia e l’avrei convinta a scomparire in qualche altro luogo, sempre che esista un posto in cui sia possibile nascondersi per una famiglia di criminali come noi. D’altra parte se rubi le ricchezze delle star di Beverly Hills è impossibile non essere inseguiti da tutte le forze di polizia che Dio ha creato. Comunque, io avevo già pensato di confessare tutto, non riesco proprio a sopportare di vedere mia madre e mia sorella sfoggiare con vanità e superiorità i loro “nuovi “ abiti appena rubati o guardare mio padre volare con la sua “nuova” Porsche. Semplicemente non ci riesco. Non sono fatto come loro. Forse mio padre ha ragione, forse sono troppo sensibile, ma non riesco proprio a tenere a freno il mio senso di colpa. È vero, non ho ucciso nessuno e non ho mai sottratto niente a nessuno che non avesse i soldi per poter ricomprarsi tutto ciò che aveva perso, però non mi sembra comunque giusto ciò che fa la mia famiglia, ciò che io faccio. Anzi, sono sicuro che non è giusto.
Quando mi sono accorto che una telecamera era rimasta accesa nella casa in cui siamo entrati stanotte, all’inizio, mi è mancato il fiato, non sentivo più la terra sotto i piedi, per poco non mi sono fatto prendere da un attacco di panico. Come ho già detto prima, sotto pressione non me la cavo bene. Stanotte, invece, dopo un primo momento di puro terrore, sono riuscito a frenare le mie emozioni, a tenere i nervi saldi. Non ho dato l’allarme come avrei dovuto fare, non mi sono messo a piangere e a urlare come un bambino isterico, non ho fatto niente di niente. Ho terminato il mio lavoro come programmato, sono tornato a caso con mio padre e mio zio e poi ho iniziato a scrivere questa lettera con l’intenzione di sputare il rospo, di svelare il segreto che per tanti anni ha permesso alla mia famiglia di navigare nella ricchezza, nell’ozio e nella beatitudine. Anche se, sinceramente, io non riesco a definire la mia vita beata, dato tutti i crimini che ho commesso. Sono abbastanza sicuro che in Paradiso non ci sia posto per una persona come me. Forse Dio sarà clemente, nonostante tutto. Alla fine ho comunque deciso di dire la verità. Certo, insieme a me ho condannato anche tutta la mia famiglia alla galera o forse peggio, ma l’ho fatto per una buona causa. L’essere stato colto in fallo mi ha dato la spinta per compiere ciò che avrei dovuto fare anni fa. Confessare. Sono consapevole di tutto ciò che ho combinato ed è per questo che non sono andato fuori di testa, non mi sono gettato nello sconforto, ma è per ciò che mi sono finalmente comportato da uomo: non ho avuto paura, ma ho guardato in faccia la realtà con serietà e decisione.
Chissà come la prenderanno i miei familiari. Mi immagino già la faccia di mio padre, composta e impassibile come sempre; anche mia madre non si scomporrà più di tanto. Mia sorella, al contrario, sono sicuro che andrà fuori di testa: è sempre stata abituata a essere servita e riverita, a essere al centro dell’attenzione, a stare sempre sul grandino più alto del podio, vedersi privata di tutto sarà un duro colpo per lei. Lo so, qualcuno potrebbe pensare che io sia un uomo senza cuore e senz’anima. Questo, però, non è vero: io voglio bene alla mia famiglia, ma sono tutti coinvolti in questi crimini, quindi è giusto che tutti vengano puniti. È davvero una sfortuna per mio padre che il suo figlio maggiore sia un uomo così sensibile verso la giustizia e non un criminale incallito come lui avrebbe voluto.
Non c’è più niente da dire, ormai. Dopo aver terminato questa lettera chiamerò io stesso la polizia e poi sarà solo questione di pochi attimi prima che i poliziotti vengano ad arrestare me e tutta la mia famiglia. Non ci sarà neanche bisogno di un processo, questa mia confessione e il video della telecamera basteranno per farci rinchiudere tutti in cella. Non c’è nient’altro da aggiungere. Spero proprio di aver fatto la scelta giusta. Anzi, sono sicuro di averla fatta.



Brad Bass 
 


Che ne pensate? Vi è piaciuto?

Alex



giovedì 2 novembre 2017

642 IDEE PER SCRIVERE #3

Questa settimana ho già pubblicato un post per questa rubrica... Ma lo scritto di Marta è perfetto e non posso non farvelo leggere, perciò ecco un nuovo 642 idee per scrivere ;)

Premessa 1: quando Marta ha scritto il testo, io non sapevo che argomento avrebbe trattato.
Premessa 2: lei non sapeva che io l'avrei letto (l'ha fatto per scuola), né tantomeno che l'avrei pubblicato.

Comunque, queste parole scritte dalla mia sorellina mi hanno commossa: non mi aspettavo tutto questo affetto, e tutta questa ammirazione soprattutto... Perciò nulla, quasi piango di gioia.





Una persona che ammiri?

 Se mi volto a guardare gli innumerevoli passi che ho già compiuto dal primo maggio del 2002, il giorno della mia nascita, mi rendo conto che, sia nei giorni positivi che nei giorni bui, molte persone hanno continuato a tenermi per mano.
Uno dei fari che è sempre stato presente nella mia vita è mia sorella, Giorgia. È una ragazza estremamente minuta, ma al tempo stesso è una valanga di energia, un vulcano pronto a esplodere da un momento all’altro. Quando ero piccola Giorgia mi sembrava una creatura divina e superiore a tutti e a tutto, dal mio punto di vista avrebbe benissimo potuto occupare il tredicesimo trono tra gli dei maggiori dell’Olimpo.
Per me era un vero e proprio idolo, un modello. Proprio per ciò, mi piaceva copiarla in tutto, ce la mettevo sempre tutta per riuscire a vestirmi, a parlare e a comportarmi come lei. Mi ricordo che a volte facevo addirittura i capricci per fare in modo che i miei genitori mi comprassero gli stessi vestiti, le stesse scarpe o gli stessi gioiellini di mia sorella. Mi ripetevo in continuazione che io sarei stata una perfetta copia di Giorgia.
Oltre che un modello da imitare, per me, Giorgia era una compagna di giochi fenomenale. Mi ricordo che in inverno noi due passavamo le serate a divertirci con diversi giochi in scatola o a vestire e pettinare le bambole, mentre in estate ci sbizzarrivamo facendo volare la fantasia oltre le stelle: un giorno eravamo due medici, un altro due cuochi, un altro ancora due streghe. Mia sorella era la mia medicina, il mio antibiotico contro la noia o la tristezza. Grazie alla sua freschezza, al suo sorriso radioso e alla sua creatività con lei era impossibile che un broncio mi solcasse il viso.
Siccome lei era il mio faro, io come un buon marinaio la seguivo ovunque e la ascoltavo sempre.
Purtroppo, non si rimane bambini per sempre e così, crescendo, il nostro rapporto è stato sul punto di dissolversi diverse volte, soprattutto nel periodo in cui mi sorella ha iniziato le scuole medie. Io ero ancora una bambina di otto anni, sempre attiva e con una voglia pazza di passare le mie giornate a giocare, lei, invece, stava diventando una ragazza più grande e quindi preferiva ridere con le sue compagne di classe nel guardare i ragazzi carini, piuttosto che pettinare le bambole. Mi viene quasi da ridere se ripenso al modo in cui guardavo mia sorella diventare un’adolescente. I miei occhi da un lato erano tristi perché avevo perso la mia compagna di giochi, ma d’altro lato ricchi di ammirazione e del desiderio di diventare come lei, un giorno.
Giorgia è sempre stata un piccolo genio, una ragazza molto intelligente e sveglia e, ovviamente, brava a scuola, così numerose volte l’ho sfruttata come una piccola enciclopedia personale in cui poter andare a ricercare quei concetti che non capivo. Sono impossibili da contare tutte le volte in cui mi ha aiutato a districare un problema di matematica particolarmente ingarbugliato o a capire una regola grammaticale apparentemente impossibile da comprendere.
Ora che anch’io sono cresciuta, io e mia sorella siamo unite da un filo di ferro indistruttibile. Certo, lei ha i suoi segreti e io ho i miei, lei pensa in un modo e io in un altro, però, ci guardiamo comunque le spalle a vicenda e spero che questo nostro legame riesca a resistere a qualsiasi intemperia.


Con il tempo siamo diventate due ragazze molto diverse, io e Marta... molto, molto diverse: ordinatissima lei, incasinatissima io. Questo tratto caratterizza il nostro approccio a qualunque argomento, a qualunque situazione, e ci contraddistingue: ormai non siamo più due gocce d'acqua. E per fortuna.
Mi sento di affermare, con assoluta certezza, che siamo ancora legatissime: lei è stata, è, e sempre rimarrà la mia migliore amica.




Vorrei dire che sono fierissima della mia sorellina e della persona che sta diventando, sono fierissima del suo impegno quotidiano e la ringrazio infinitamente per aver iniziato questa avventura con me <3


Voi di chi avreste scritto? Chi è la persona che più ammirate?


Alex



 P.S. Noi stiamo guardando X Factor...  Quanto sono fantastici Nigiotti e Damiano? *-*




sabato 28 ottobre 2017

642 IDEE PER SCRIVERE #2

L'argomento di oggi calza a pennello.





Cosa ti fa piangere? Cosa significano per te le lacrime?

Per il significato di lacrima, io partirei dal dizionario: "spec. al plurale, quelle che sgorgano più abbondanti per viva commozione, per dolore fisico o morale, o anche nel moto convulso del ridere".
Cosa ricaviamo da questa definizione? Che piangiamo per tutto. E che le lacrime non hanno mai lo stesso significato. Qualche esempio? Mia mamma piange davanti alle cose  belle: se sente una canzone "profonda", se vede scene felici, se qualcuno le fa una sorpresa molto gradita...A lei scendono due piccole lacrimucce. Mia sorella piange quando è nervosa, quando qualcuno o qualcosa la fa incazzare molto, quando è stanca: ogni volta che ha bisogno di sfogare la frustrazione, lei piange. Però lei non piange mai per il dolore: l'ho vista stortarsi caviglie e ginocchia, sbucciarsi e bruciarsi porzioni sostanziose di pelle, mordersi le mani fino a farle sanguinare... Eppure non ha mai versato una lacrima per questo. Mio padre non piange mai. Il mio ragazzo piange solo quando capitano cose molto molto brutte. Una mia compagna di classe piange quando ride: se qualcosa la diverte particolarmente, diventa rossa come un peperone e scoppia a piangere come una matta. E intanto ride.

Tante situazioni, tante lacrime. E quindi cosa significano le lacrime? Sono semplicemente l'espressione di un'emozione? Di un'emozione qualunque? Sono uguali? O sono diverse?

Io mi sento strana su questo argomento. Perché io piango tanto, spesso, troppo, ma non per i motivi giusti.
Piango quando leggo le lettere di Charlie o i pensieri di Alaska, piango quando muore Augustus Waters e quando vedo le Torri Gemelle crollare sulla testa di Robert Pattinson. Piango guardando Un bacio e ascoltando Due Anime di Max Pezzali. Mi commuovo sul finale dell'ultimo episodio di The vampire diaries e di One Tree Hill. Mi si bagna il viso quando litigo con qualcuno, quando mi arrabbio, quando qualcosa non va come vorrei, quando mi trovo davanti a una situazione che mi  risulta irrisolvibile, impossibile, quando mi irrito e mi sento sbattere contro un muro.
Dio, piango per così tante cose... che ogni tanto mi chiedo se io non stia esagerando...
Eppure, ci sono situazioni in cui le lacrime non arrivano, situazioni in cui le vorrei, e loro non ci sono.
Io non piango quando qualcuno muore. Io non piango quando mi danno la notizia e non piango ai funerali. Perché? A saperlo... Mi sento triste? Sì. Mi dispiace per chi soffre? Sì. Vorrei che non fosse successo? Sì. Però ancora niente lacrime. Non scende nulla. Non riesco davvero a pensare al significato di quello che sta succedendo, non riesco a farmi prendere dal contesto emotivo, non riesco a farmi coinvolgere. Lo sento, ma resta in superficie, non mi sconquassa dentro, in profondità. Non mi distrugge. E un po' mi sento sbagliata. E un po' anche cattiva, sembro insensibile... e chi mi sta intorno potrebbe pensare che non mi importi, potrei fargli male... Ma mi importa. Solo che non piango. E non so perché.



E voi? Cosa avreste risposto? In quali situazioni le lacrime caratterizzano la vostra vita?


Alex 
 








Vi lascio qualche ulteriore informazione sulla rubrica 642 IDEE PER SCRIVERE:
- ispirata dal librone 642 idee per scrivere, frutto delle menti degli autori del San Francisco's Writer Grotto
- propone spunti variegatissimi per scrivere qualunque cosa
- cadenza casuale
- siete liberissimi di partecipare alla rubrica... e scrivere la vostra versione :)

lunedì 9 ottobre 2017

642 IDEE PER SCRIVERE #1

Buonasera gente incasinata!

Com'è stata la vostra giornata? Vi riassumo brevemente la mia: oggi in università ho incontrato una ragazza che ama scrivere poesie in inglese *-* e ho assistito a una lezione interessantissima di cinema, su il film City Lights di Charlie Chaplin (inoltre, io continuo a credere che il mio prof di cinema sia strafatto).

Il mese scorso, girovagando tra gli scaffali di una libreria, mi sono imbattuta in un libriccino (o meglio, in un librone) un po' stravagante, e molto stimolante: sto parlando di 642 idee per scrivere, frutto delle menti degli autori del San Francisco's Writer Grotto. Questo volume propone 642 spunti per... scrivere! Che tipo di spunti? Praticamente di tutto: qui dentro si trovano inviti a scrivere storie romantiche e fantasy, a descrivere le proprie giornate, a inventare personaggi di ogni epoca, a trasformare ogni esperienza in un piccolo racconto.

Io ho deciso di trarne una rubrica, di pubblicazione casuale. Ovvero, quando mi sentirò ispirata, vi proporrò la mia versione di una di queste 642 idee.








Ho scelto come primo tema: 


 

"Il gelato che ti ha trasportato nel nirvana"


 


Punto primo: i migliori gelati si mangiano in compagnia.
Punto secondo: i migliori gelati si mangiano dal Christian e la Roberta. (1)
Punto terzo: i migliori gelati si mangiano d'inverno. (2)
Potete quindi, fin d'ora, farvi un'idea del quadretto nel quale è stato consumato quel momento di beatitudine.
Era un freddo pomeriggio d'inverno e tre giovani fanciulle avevano varcato la soglia d'ingresso della miglior gelateria del mondo. Si erano sedute e, sfogliando con occhi sognanti il menù, avevano scelto insieme una supercoppa di gelato (da dividere, perché erano molto romantiche).
O meglio, più che scelta, l'avevano composta loro... Questo era il vantaggio di conoscere i proprietari del locale: le tre amiche potevano comporre prelibatezze a loro piacere.
Quando la coppa venne servita, le tre erano senza parole, quell'incredibile montagna di gelato aveva mozzato loro il fiato... Ma ancora non avevano provato nulla: di lì a poco avrebbero sfiorato il cielo con un dito, anzi sarebbero volate tre km sopra il cielo.
Il fondo della coppa era decorato da squisite praline di cioccolato fondente, le quali erano sormontate da una montagna di gelato alta come l'Everest: 8.848 m di fiordilatte, nocciola, cocco e cioccolato, il tutto accarezzato da morbida cioccolata calda. E la panna? Poteva forse mancare la panna? Ma certo che no... La panna era la più fresca, la più leggera, la più gustosa che le tre avessero mai provato in vita loro. Tutto di quella coppa era perfetto, persino il semplice cacao dolce che era stato spruzzato sulla coltre di panna.
Tutto. Era. Perfetto. Estatico. Divino. Indescrivibile.
Le tre amiche si ritrovarono ben presto in paradiso, raggiunsero il puro godimento dello spirito e l'annullamento della realtà concreta che le circondava.
Per loro esisteva solo il gelato. E loro esistevano solo per quella coppa di gelato.


NOTE:
(1) Non dico il nome della gelateria per non far pubblicità, ma comunque è una gelateria del mio paese... E sì, l'articolo prima del nome proprio è voluto, sono di Milano io ;)

(2) Perché almeno il gelato non si squaglia e può essere gustato con calma. Diteci pure che siamo strane, lo sappiamo.



Vi è piaciuto? Voi cos'avreste scritto? Sentitevi pure liberi di partecipare alla rubrica e di inventare la vostra storia!


Buonanotte,


Alex


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