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giovedì 18 gennaio 2018

TALKING ABOUT... Ogni storia è una storia d'amore di D'Avenia

Eccoci qui con il secondo post della giornata :D
Di solito il giovedì pubblico una recensione, ma, purtroppo, la lettura di Ogni storia è una storia d'amore di Alessandro D'Avenia si sta dimostrando molto impegnativa: ogni pagina richiede una certa attenzione e riflessione, quindi sto procedendo con calma, per non perdermi nulla e per poter comprendere appieno il testo.
La recensione la pubblicherò, perciò, settimana prossima, mentre ora ne approfitto per condividere con voi alcuni estratti che mi sono particolarmente piaciuti.



 
“L'oggetto del nostro amore ci presta il coraggio che manca alla vita quando si accontenta dell'immobilità tipica di chi non ama nulla. La causa del viaggio è sempre l'amore, nella vita come nella letteratura.”

“L'amore si accompagna sempre alla paura, perché non abbiamo mai il controllo dell'oggetto amato, seppur abbiamo cominciato a dipendere da lui per la conoscenza di noi stessi.”

“Amare è solo una forma di "ri-conoscimento", nella vita riconosciamo ciò che abbiamo già letto, o perché ci è stato narrato o perché quella narrazione ce l'abbiamo dentro di noi. Amore non è altro che riconoscenza, ci precede sempre, come le gemme precedono la primavera. Il primo sguardo non è altro che l'ultimo e il più compiuto, poi si tratta di esserne all'altezza con il passare del tempo.”  

“Perché solo l'amore può arrivare dove anche la parola fallisce.”




Tra le storie di donne che ho letto finora quelle che mi sono piaciute di più riguardano Joy Davidman, moglie di C.S. Lewis, e Anna Magdalena, moglie di Bach. Devo ammettere che sto trovando i racconti biografici più interessanti delle "pause di riflessione" su Orfeo ed Euridice: quando ho comprato il libro credevo che queste ultime sarebbero state le più intriganti... invece si sta rivelando essere il contrario. Vedrò alla fine quale sarà il mio giudizio complessivo.


Se l'avete letto fatemi sapere cosa ne pensate, altrimenti ditemi se vi incuriosisce ;)

A domani per il 5 COSE CHE,


Alex

martedì 7 novembre 2017

UN TEASER IN TREPIDAZIONE: finalmente Gemina

Buongiorno a tutti!

Stamattina è arrivato il corriere... e ora, finalmente, posso stringere Gemina tra le mani.
Questo post dovrebbe essere una sorta di Teaser Tuesday, ovvero dovrebbe servire per incuriosire voi lettori, presentandovi un estratto del libro che sto leggendo; eppure, sebbene Gemina non l'abbia ancora nemmeno iniziato, sono io quella in ansia, sono io quella curiosissima, quella che sta letteralmente impazzendo perché "voglioleggerequestolibrodevosaperecosasuccederàmanonpossoperchédevostudiarelinguisticaporcavaccaaaa" vorrebbe leggerlo, ma, causa studio, non può farlo.



sabato 21 gennaio 2017

PENSIERI DISORDINATI #3: scena di un ritratto o ritratto di una scena?


Scena di un ritratto o ritratto di una scena? "Mi rendo conto dell'inusualità di questa scena. So che di solito funziona al contrario, so che il soggetto dovrei essere io, e non tu, so che tutto questo potrebbe essere giudicato strano. Ma tranquillo, non è una prova di femminismo esaltato, né nulla di simile.
Solo, avevo voglia di ricordarmi per sempre questa scena. E ora non dirmi che si ricorda meglio con la mente che con i disegni, perché altrimenti ti picchio: se lo dici, ti tiro uno di quei ceffottini infastiditi che tanto ti fanno ridere.
Questa è proprio una scena, non riesco a pensarla diversamente: una scena da film, di quelli dolcissimi e profondissimi, una scena da quadro romantico.
Sei mozzafiato, appoggiato a quel muretto, guardando il tramonto.
Sembri un eroe, un filosofo, un artista, un angelo (caduto). Sembri il personaggio di tutti i romanzi che ho letto, di tutti i film che ho visto, di tutte le storie che ho immaginato.
Sei lì, quasi immobile, gli occhi fissi sull'orizzonte, le mani sul davanzale. Pensi? Di sicuro pensi, tu pensi sempre, pensi troppo. Insomma, pensi sempre troppo. A che pensi? A me? Queste mie domande ti fanno sempre sorridere... "Tu e il tuo tenerissimo maledetto egocentrismo", mi diresti. Scusa, ma ci spero sempre... Sai, di essere nella tua mente, in qualunque momento. Un po' come tu sei sempre nella mia, sia quando corro all'imbrunire e sto attenta a non inciampare nei sassi, che quando sto studiando spagnolo e scribacchio il tuo nome su tutti gli angoli di tutte le pagine, sia quando parlo con gli altri, che quando sono da sola sotto la doccia e l'acqua calda mi accarezza. Se non pensi a me... A che pensi? Alla tua famiglia, ai tuoi amici, a che vuoi fare domani? O magari, perché no, a che vuoi fare Domani. Domani con la D maiuscola, quel Domani misterioso e indefinibile al quale tutti ci obbligano a pensare, a quel Domani così futuro da essere sfocatissimo, a quel Domani che in nessun modo può essere messo a fuoco o zoommato, o visto, capito o accertato. Io ci penso, spesso, ma i risultati si limitano a immagini confuse e prive di qualunque certezza. Fa un po' paura, non credi? Una paura bella, però. Una paura emozionante. Non angosciosa, un po' ansiosa sì, ma bella. Capisci? La senti anche tu?
Comunque, grazie per startene lì fermo: sarebbe molto più complicato farti questo ritratto se tu continuassi a muoverti.
Ecco, come non detto: ti sei appena accarezzato il pizzetto. Quel maledetto pizzetto... Se non rimetti la mano dov'era prima, giuro che vengo lì e te lo raso via tutto."


Alex

sabato 17 settembre 2016

PAGINE RUBATE: Mrs Dalloway

Durante l'estate, tra i libri assegnati dai miei prof, uno in particolare è stato un piacere inatteso: mi riferisco a Mrs Dalloway (La signora Dalloway) di Virginia Woolf.
Certamente leggerlo in inglese non è stato una passeggiata: qualche dettaglio me lo sono perso, ma ciò nonostante sono stata catturata dalla giornata di Clarissa e dalla personalità dei vari personaggi, affascinata dall'infinità di pensieri di ognuno e dai loro atteggiamenti in continua alternanza tra maschera e sincerità.
Mrs Dalloway funziona molto come " un'intervista doppia" (avete presente?): ogni personaggio si mostra agli altri protetto da una finta perfezione, ma permette solo all'invisibile lettore di scoprire le emozioni che gelosamente nascoste alla società.

Lasciatevi sprofondare nella mente e nel cuore dei personaggi di Virginia Woolf... con alcune PAGINE RUBATE (estratti) da Mrs Dalloway.





 ..."Ecco che cosa significa essere giovani" meditava Peter Walsh, passando oltre quei due. Farsi una scenata (la povera giovane pareva proprio disperata, a mezzo del mattino). "Ma che cosa sarà successo" egli si domandò; "che cosa le avrà detto quel giovanotto col soprabito, per ridurla in quello stato? In che razza d’impicci si saranno cacciati, perché tutt’e due abbiano una faccia così stravolta, con questo bel mattino d’estate?" Ciò che più lo divertiva al ritorno in Inghilterra, dopo cinque anni d’assenza, era l’aspetto delle cose; i primi giorni almeno, apparivano nuove, inusitate: innamorati che si bisticciavano sotto un albero; e la vita quotidiana dei parchi. Mai Londra gli era sembrata tanto incantevole: la dolcezza delle lontananze, la ricchezza, tutta quella vegetazione; e il vivere civile, dopo l’India, egli pensava camminando sull’erba. Indubbiamente quella suscettibilità alle impressioni era stata la sua rovina. Alla sua età egli subiva ancora, come un giovanotto, magari come una ragazza, quelle alternative d’umore: giornate buone, giornate cattive, senza ragione alcuna; un bel visino lo rendeva felice, la vista di una trasandata zitella gli dava immediatamente ai nervi. Dopo l’India era naturale che s’innamorasse di ogni donna che gli capitava tra i piedi. Erano così fresche, e anche le più povere vestivano sicuramente meglio che cinque anni fa; agli occhi suoi, mai la moda aveva donato tanto alle donne. I lunghi mantelli neri, la sveltezza e l’eleganza; e poi la deliziosa, e a quanto pareva generale, abitudine di dipingersi. Tutte le donne, anche le più rispettabili, avevano una rosa sulle gote, labbra come scolpite e riccioli di un nero d’inchiostro di china. Le minime cose miravano a un effetto artistico; era certo che si fosse verificata una rivoluzione. Chissà che cosa ne pensava la gioventù, si domandava Peter Walsh. Comunque quei cinque anni – dal 1918 al 1923 – dovevano aver avuto una grande importanza...


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