Bene cari lettori, eccoci anche quest’anno con la
stesura della TBR.
In realtà ho una confessione da farvi prima di
iniziare: le liste non mi piacciono per niente.
Forse perchè mi fanno cozzare con la realtà dei fatti,
ovvero che non le rispetto mai.
Non fraintendetemi: sono strumenti preziosi a cui spesso faccio affidamento, ci aiutano ad orientarci nel creare una gerarchia di priorità; ma d’altro canto paiono essere imperative, tendono a incasellare e scandire il ritmo alle cose. E se quando si fa la spesa può anche andare bene, quando però si entra in contatto con il nostro intrattenimento, spesso legato a doppio filo con le nostre emozioni, iniziano a mostrare il fianco.
Non fraintendetemi: sono strumenti preziosi a cui spesso faccio affidamento, ci aiutano ad orientarci nel creare una gerarchia di priorità; ma d’altro canto paiono essere imperative, tendono a incasellare e scandire il ritmo alle cose. E se quando si fa la spesa può anche andare bene, quando però si entra in contatto con il nostro intrattenimento, spesso legato a doppio filo con le nostre emozioni, iniziano a mostrare il fianco.
Molto spesso scegliamo un libro da leggere alla stessa
maniera con cui avviene l’improvviso innamoramento per una canzone, quel
fenomeno che ci spinge a sentirla e risentirla migliaia di volte senza mai stancarci.
Questo impulso dettato da un mix tra istinto ed emotività le liste non lo
possono tenere in considerazione; ciò le rende uno strumento fallace in queste occasioni. Fanno una fotografia di
quello che siamo in un certo istante della nostra vita ma non tengono
minimamente in considerazione tutto ciò che ci rende umani.
