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sabato 8 giugno 2019

NEWSMAKING: il mito dell'obiettivà giornalistica

L'informazione mediatica non è mai oggettiva. L'obiettività di giornalisti e redattori nel fare informazione è solo un mito... un mito che sbiadisce di fronte all'evidenza del processo di newsmaking.


Buongiorno a tutti, lettori!
Dopo questa apertura piuttosto drammatica, vorrei spiegarvi il tema dell'articolo di oggi: parleremo di newsmaking, ovvero dei processi di produzione delle "notizie", e cercheremo di capire come nulla di ciò che leggiamo/vediamo/sentiamo sia mai neutro e neutrale.

L'intero percorso di una notizia, dalla raccolta alla presentazione, è sottoposto a una distorsione involontaria (il cosiddetto unwitting bias), causata dalle routine interne alle organizzazioni dei media e dalle linee editoriali-politiche delle varie testate.

mercoledì 20 marzo 2019

PENSIERI DI EMME: il vero problema siamo noi

Vorrei complimentarmi con quei "giornalisti", o sedicenti tali, che hanno ben pensato di affrontare il VERO problema che volevano mettere in luce le ultime manifestazioni per l'ambiente: l'ignoranza di questi giovani fannulloni e perdigiorno che non sanno neanche per cosa, eppure scendono in piazza e manifestano. Ah no? Non è forse questo il vero problema? Ennesima dimostrazione di quanto questo paese sia un paese di vecchi e, soprattutto, per vecchi.
Che alle manifestazioni larga parte dei giovani manifestanti sia lì solo per caso o, come si dice dalle mie parti, per "balzare la scuola" è dato di fatto. I suddetti "giornalisti", autori di un bellissimo (ma anche no) servizio, arrivano tardi di almeno cinquant'anni su questa notizia. E in realtà anche sul format: il ridicolizzare un intero movimento, domandando a decine di persone, per poi mostrare in servizio esclusivamente coloro che si sono rivelati più ignoranti sulla causa è una strategia per creare scalpore che esiste da sempre. Personalmente, l'ho sempre odiata e non mi ha mai divertito. Un modo come un altro per tranquillizzare il popolino circa il fatto che possa continuare a crogiolarsi nella sua ignoranza in quanto, lì fuori, c'è chi "è messo peggio"... Che poi vorrei vedere le risposte che avrebbero saputo dare in quella stessa circostanza tutte le persone che, vedendo il servizio, hanno dato degli ignoranti (o peggio) ai ragazzi che appaiono e che chiaramente fanno una sonora figura di m**** (meritata).

sabato 14 luglio 2018

3 PERSONAGGI LETTERARI "ODIOSI"

Buongiornissimo a tutti!
Oggi sono super felice, perché tra qualche ora partirò per la Puglia con la mia famiglia per due fantastiche settimane di vacanza :D
L'altro giorno stavo chiacchierando con mia sorella (Alex) e a un certo punto la conversazione si è spostata sui personaggi letterari che detestiamo: non eravamo d'accordo su tutto... anzi, per un personaggio abbiamo anche "discusso" piuttosto animatamente ;) Solo noi possiamo litigare per i libri ahahah Perciò ho deciso di proporvi l'argomento in un post: qui di seguito troverete tre personaggi "di carta" che non sono riusciti a conquistare il mio cuore, ma che, al contrario, mi hanno irritata profondamente.
Vorrei poi conoscere la vostra esperienza. A voi è mai capitato di non trovare feeling con un personaggio? Come avete reagito? Il libro in questione vi è piaciuto lo stesso? Raccontatemelo con un commento.
Intanto ecco qui le mie tre scelte.





GWENDOLYN  SHEPHERD
 DI RED, BLUE E GREEN

EDIT: ho sistemato la foto, alcune informazioni erano sbagliate.

La serie dell'autrice tedesca Kerstin Gier mi è piaciuta abbastanza: la storia in generale mi ha convinta, il ritmo incalzante è riuscito a prendermi e, soprattutto, il protagonista maschile, Gideon De Villiers, mi ha affascinata non poco con i suoi occhi verdi e le sue battutine maliziose.
L'unica pecca di questi libri, secondo me, è la protagonista femminile: Gwendolyn Shepherd. L'autrice la presenta come una ragazza un po' eccentrica e originale, decisa, sicura di sè, che sa il fatto suo e non si fa mettere i piedi in testa da nessuno. Peccato che in molte situazioni Gwen si comporti come un'idiota incredibile: i suoi pensieri sono spesso infantili, fa delle battute che non fanno ridere nemmeno i polli, è troppo frivola e svampita.
Comunque, per fortuna, il personaggio di Gwen migliora nel corso della storia, perdendo un po' la sua aria da incapace.
Da questa saga sono stati tratti anche tre film, che ho apprezzato molto di più rispetto ai libri: Maria Erich e Jannis Niewohner interpretano una Gwen e un Gideon sicuramente migliori.
Vi consiglio vivamente di guardare i film e anche di leggere i libri se avete voglia di una storia d'amore e di avventura semplice, però abbastanza originale.


venerdì 13 aprile 2018

PENSIERI DI EMME su... LE RECENSIONI: tra limiti e opportunità per autori e lettori.


Per iniziare...

Qualche settimana fa la non-redazione di “Vuoi conoscere un casino?”si è vista accusata, in una accesa discussione con un autore, d’essere deficitaria di competenza e professionalità nel recensire le favolose opere che un qualunque sedicente Stephen King o J.K. Rowling in erba (là dove l’erba è molta, ma non è dei prati…) ha scritto.
Sulla base di quella discussione ho riflettuto parecchio arrivando a formulare alcune opinioni circa le recensioni e la loro utilità per scrittori e lettori e oggi, grazie a questo lungo post, cercherò di dar sfogo alla mia natura prolissa e offrirvi i risultati delle mie elucubrazioni.


 


Capiamo il perchè…


La domanda da cui sono partito è stata: “Perché facciamo recensioni? Perché (soprattutto Alex) perdiamo ore e ore di tempo a scrivere, argomentare, leggere, recensire, correggere, litigare con Blogger per l’impaginazione etc.?”.
La risposta del mio io interiore è stata: “Abbiamo una passione, la lettura, e amiamo parlarne. Il blog diviene dunque il mezzo che ci permette di raggiungere quante più persone che, con noi, condividono il medesimo interesse. Amiamo leggere sì, ma amiamo anche parlare di libri, viverli, discuterne, conoscere pareri, siano essi conformi ai nostri o (meglio ancora) difformi. Amiamo il confronto e l’interazione con gli altri. Ecco perché scriviamo su un blog.”
Con questa premessa è fondamentale chiarire un punto: leggere, e recensire di conseguenza, è un hobby, un qualcosa che amiamo fare nel tempo libero, nessuno di noi lo fa di lavoro e nessuno di noi ha le reali competenze per farlo. Lo facciamo senza la pretesa di essere delle istituzioni in merito (pur ricoprendo un ruolo talvolta istituzionale). Non abbiamo affrontato nessun corso di studi che si focalizzasse sulla critica e, quindi, ogni nostra recensione nasce da quella che è una commistione tra gli studi di letteratura affrontati durante il nostro percorso scolastico, il gusto personale e letture pregresse, che creano quello che potrebbe definirsi il nostro bagaglio culturale letterario. L’amalgama di questi tre ingredienti, insieme, vanno a formare quella che è la nostra identità critica di lettori, che di fatto è poi la parte di noi che va a confrontarsi con l’ opera che vogliamo, e/o  a volte dobbiamo, recensire.


lunedì 5 febbraio 2018

RECENSIONE: Un giardino altrove di Ilaria Belvedere

 La recherche de l'avenir

 

TITOLO: Un giardino altrove
AUTRICE: Ilaria Belvedere
EDITORE: Edizioni Epsil
PAGINE: 104

TRAMA:
David è un ragazzo con una forte passione per la musica e una grande forza d'animo. Eleonora è una giovane scrittrice in lotta con se stessa.
Le loro storie si intrecciano attraverso il filo non rettilineo del tempo: pagine di diario, scene di vita ed episodi apparentemente ordinari, che si snodano nell'arco di pochi secondi, come flashback, come ricordi e memoria.






 
RECENSIONE:

Quando ho iniziato a leggere non sapevo esattamente cosa aspettarmi dalla struttura di questo libro, non sapevo se avrebbe assunto l'aspetto di una storia "a episodi" o se sarebbero state pure e sincere scene di vita. Si è rivelato essere il secondo: Un giardino altrove presenta attimi di giornate, momenti di riflessione dei protagonisti, ci apre finestrelle sulle loro esistenze, sui loro pensieri e, soprattutto, sui loro dubbi e sogni.

David è più "coraggioso" e spavaldo nei confronti della vita, mentre Nora più timida e titubante, però entrambi sono incerti sul proprio avvenire e su come realizzare i propri sogni e loro stessi. Così come, alla fine, entrambi sono certi delle proprie possibilità... sanno che ce la faranno.

Le pagine risultano scorrevoli, in generale di rapida lettura, solo a tratti un po' troppo lente e statiche.
Circa a metà libro ho capito che non avrei trovato nessun "colpo di scena": non sarebbe successo nulla. Perché questa non è un'opera di avvenimenti, ma più un lungo pensiero, un rivivere e vivere immagini e sensazioni. In un certo senso mi ha ricordato Proust... anche qui ho letto di una recherche, ma non solo del passato e delle memorie, bensì anche (e soprattutto) del futuro.

Ho apprezzato molto lo stile delicato dell'autrice.

Libro consigliato per un'ora di sospensione dal tempo e per ritrovare il coraggio di affrontare l'avvenire.



VOTO:



IL LIBRO ESCE OGGI, 5 FEBBRAIO.
Appena sarà disponibile, vi posterò il link per l'acquisto. 
AGGIORNAMENTO: il libro è uscito in ritardo, il 16 febbraio.
Potete trovarlo qui.



Cosa ne pensate? Vi ispira? 


Alex

giovedì 2 febbraio 2017

Fallen e l'amor che al cor duole...

"Sono nato intero, non ho bisogno di nessuna metà."
                              o non ho trovato la metà giusta?


Avete presente la storia di Aristofane che descrive l'uomo e la donna come due metà che si possono/devono rincontrare? Ecco... Forse dovremmo prestare più attenzione nella scelta della "metà perfetta".




Ieri sera sono andata al cinema a vedere Fallen, il film tratto dai romanzi di Lauren Kate (dei quali non sono assolutamente fan) e oggi avrei voluto scrivere una breve recensione... Ma ho cambiato idea, perché un aspetto del film che mi ha toccata molto (e mi ha fatto passare la notte in bianco arrovellandomi il cervello) mi ha convinta a porvi alcune domande.

Perché, e lo chiedo seriamente, perché Daniel continua a cercare Lucinda? Perché la aspetta sempre? Perché non prende e dice "basta", perché non sceglie qualcosa/ qualcuno che non sia lei?
Non prendetemi per stronza insensibile, io sono follemente innamorata, credo nell'amore e nell'amore "predestinato"... Ma quando fa così male, è davvero amore?

Non so se avete letto il Simposio (qualche commento qui) e tutte le belle e filosofiche descrizioni dell'amore che ci danno Socrate & Co, però, secondo me, quando si parla di amore pratico, di vita quotidiana, di sentimenti vissuti sulla propria pelle ogni singolo giorno... Porsi questa domanda è importante. L'amore che fa male è amore? Condannarsi a un'eternità di sofferenza, è amore?
Questo vale per entrambi i membri di una coppia: una (ipotetica) lei che soffre come un cane bastonato per tentar di rendere felice lui, una lei che rinuncia a sé, ai propri sogni, a ciò che desidera e che è, per lui, è innamorata o è masochista? O una lei, che fregandosene di tutto, fa sempre ciò che vuole, non chiede nulla, non ascolta nulla, fa di testa propria, e lo tratta come uno zerbino (facendolo soffrire come se ogni giorno gli stessero cavando tutti i denti senza anestesia... versione modificata di Prometeo: qui sono i denti a ricrescere), è innamorata? Lo ama? E lui che si lascia trattare così? Ora, riferite queste domande a tutte i lui-lui, lei-lei, lui-lei del mondo e ditemi: chi decide quando è amore?
C'è un limite a questa definizione? Questo sentimento chi lo classifica? Chi decide quando il male è giusto da sopportare, quando è un male che fa bene, che aiuta, quando è una rinuncia produttiva, giusta, buona... E quando invece sfocia nel masochismo?

L'amore si deve vedere sempre. Non sto dicendo che non si può litigare/discutere (non farlo mai sarebbe comunque strano e forse dannoso), ma l'amore deve far star bene: deve farti svegliare con il sorriso, deve illuminarti ogni volta che pensi a lui/lei, deve darti coraggio, fiducia, pace, sostegno, deve metterti alla prova e sostenerti, deve essere duro qualche volta, ma farti sentire grande, capace, deve aiutarti a migliorare, a crescere, a vivere, deve essere la spinta che ti serve o la mano che ti sostiene... Non può essere sempre pianto e lacrime, un boia e una condanna a morte.

Insomma, giudico Daniel e Lucinda una coppia sbagliata: sono l'esempio dell'amore malato, secondo me. Non credo che quel loro "aspettarsi-baciarsi-morire" possa essere definito "vero amore" o "amore eterno": è un'eterna sofferenza, alla quale lui continua a condannarli. Se lui scegliesse il cielo o gli inferi, il ciclo si chiuderebbe, lei smetterebbe di stare oscenamente per tutta la sua vita, smetterebbe di morire, e lui smetterebbe di vivere un'infinita agonia.
Non ho (forse purtroppo) una visione del mondo così fiabesca da convincermi che "un attimo di felicità valga millenni di sofferenze".

Andarsene non sempre è sbagliato, non sempre è cattivo, non sempre distrugge.
A volte, forse, crea più che rimanere. 


Alex






domenica 16 ottobre 2016

Recensione: FOLLIA di Patrick McGrath


Sentimento e dramma: quando l'amore non sembra altro che distruzione

Libro scelto a scatola chiusa: è stata una delle prime volte in cui ho iniziato un libro senza saperne nulla: niente sulla trama, niente sui personaggi, nessuno spoiler... nada de nada.
Il verdetto? Dovrei buttarmi alla cieca un po' più spesso.




TITOLO: Follia 
AUTORE: Patrick McGrath
EDITORE: Adelphi 
ISBN: 978-8845926983
PAGINE: 296
 
TRAMA: 
Una grande storia di amore e morte e della perversione dell'occhio clinico che la osserva. Dall'interno di un tetro manicomio criminale vittoriano uno psichiatra comincia a esporre il caso clinico più perturbante della sua carriera: la passione tra Stella Raphael, moglie di un altro psichiatra, e Edgar Stark, artista detenuto per uxoricidio. Alla fine del libro ci si troverà a decidere se la "follia" che percorre il libro è solo nell'amour fou vissuto dai protagonisti o anche nell'occhio clinico che ce lo racconta. 



RECENSIONE:

Inizio con una parola: brividi.

Brividi per la storia, brividi per il narratore, brividi per il finale. Non brividi di paura... ma quei leggeri brividi d'ansia che ti colgono quando ti trovi davanti a qualcosa di sublime nel senso più romantico del termine: i brividi di quando sei contemporaneamente affascinato e inquietato da qualcosa, brividi di attrazione e repulsione.

Le donne romantiche, riflettei. Non pensano mai al male che fanno in quella loro forsennata ricerca di esperienze forti. In quella loro infatuazione per la libertà.
a PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/libri/frase-128847?f=w:4595>
Un amore perverso, ossessivo e pericoloso è la distruttiva passione che sconvolge la vita di Stella Raphael, moglie di uno psichiatra che lavora nello stesso ospedale... del paziente del quale Stella si innamora. La fiamma si accende all'improvviso e brucia completamente ogni forma di razionalità nella protagonista, che si ritrova catapultata in un universo di sesso e impulsività.
Il suo amante? Edgar Stark, ex scultore rinchiuso da ben cinque anni per aver ucciso la moglie e aver usato la sua testa come un pezzetto di argilla da modellare... 

Il loro rapporto nasce dal nulla  ed esplode in un secondo, provocando il crollo di un mondo idilliaco.
Edgar è novità, Edgar è spontaneità, libertà, possibilità di essere selvaggia, fuori dagli schemi, Edgar è l'artista tormentato che può salvare Stella dalla prigionia della noia quotidiana... e lei crede con tutta se stessa in questa relazione, ci crede senza ragioni, senza logica, ci crede oltre ogni confine del giusto, del rispettabile, del civile.


La vita era uno squallido baratto, soldi contro tempo. Coi soldi potevano comprarsi un po' di tempo, va bene, ma col tempo che cosa si sarebbero comprati? La possibilità di vedere il loro amore trasformarsi in cenere? Sentire che tutto si svuotava di significato era spaventoso.

Il narratore
, il dottor Peter Cleave, osserva attentamente il susseguirsi degli eventi, affascinato dall'aspetto clinico della vicenda. Cleave è stato il mio personaggio preferito per quasi tutto il libro: è sempre stato così dolce, così premuroso, così attento ai bisogni di Stella, così disponibile ad aiutare chiunque... Eppure, qua e là, tra i suoi pensieri, ogni tanto compariva quel suo animo "freddo", la sua visione distaccata da ogni emozione, la sua indifferenza all'elemento personale e privato e la sua attrazione per la psiche con scopi puramente accademici... Il suo animo "da scienziato che considera gli altri come cavie" a tratti mi ha anche "obbligata" a ripudiarlo e odiarlo.

Cleave è fintamente professionale e, a mio parere, in qualche riga diventa persino crudele: nell'ultima mezza pagina mi ha completamente spiazzata e le ultime azioni mi hanno lasciata addirittura orripilata. Insomma, dopo aver letto le ultime righe mi sono davvero chiesta chi fosse il "pazzo" della storia.

L'andamento delle vicende è, tutto sommato, tranquillo nella sua inesorabilità, tutto procede con una calma estrema, quasi straniante, e anche i momenti più concitati e sconvolgenti, sono rappresentati come fatti assolutamente inevitabili e privi di eccessivo trasporto sentimentale... Tecnica che non ha fatto altro che aumentare il mio coinvolgimento emotivo, spingendomi a immaginare e vivere io stessa quelle emozioni che nelle pagine erano così superficialmente descritte. Non sto criticando lo stile, anzi... Il distacco è stato una mossa vincente per obbligare il lettore a provare empatia, per obbligarlo a soffrire con i personaggi stessi.
Siamo di fronte a un dramma nel quale passioni e irrazionalità sono il fulcro... ma trattati con una tale pacatezza da diventare quasi straniante.

Questo libro mi ha lasciata sconcertata... e mi ha portata a rivalutare il senso stesso della parola "follia": è più "matto" chi si abbandona al proprio lato irrazionale e animale o chi cerca di sopprimerlo a tutti i costi?

N.B.: la mia ultima domanda non è volta a difendere le azioni abominevoli compiute da alcuni personaggi nel romanzo, è semplicemente una riflessione sull'affrettata classificazione in "matto" e "sano".



VOTO:


 



Alex

lunedì 3 ottobre 2016

RECENSIONE: Il mondo di Sofia

Filosofeggiando

 

La filosofia è complicata? A volte. La filosofia è affascinante? Sempre. La filosofia è divertente? Assolutamente sì, grazie a Sofia. 



Titolo: Il mondo di Sofia
Autore: Jostein Gaarder
Editore: Longanesi
ISBN:
978-8830412309

Pagine: 550

TRAMA:

Sofia Amundsen è una ragazzina dalla vita per niente straordinaria. Tutto cambia quando cominciano a spuntare strane domande dalla sua cassetta delle lettere, poi le curiose risposte dell'eccentrico filosofo Alberto Knox per cui Sofia approderà a una bislacca festa di compleanno, nel giardino degli Amundsen. Ma la storia di Sofia non è soltanto un giallo raffinato o un incredibile romanzo d'avventura. Si tratta anche della più divertente storia dell'uomo e del suo pensiero che sia mai stata scritta.



RECENSIONE: 

Il mondo di Sofia mi è stato consigliato dalla mia prof di filo, magnifica donna sotto tutti i punti di vista: sveglia, intelligente, bravissima a capire le esigenze di noi studenti... e pure molto bella. Nonostante tutte queste sue buone qualità, e nonostante filo sia tra le mie papali università per l'anno prossimo, non ero proprio convintissima di questo libro. Finché non ho iniziato a leggerlo.

La protagonista, Sofia Amundsen, 14 anni, un giorno riceve una lettera anonima, nella quale uno sconosciuto le pone due domande: Chi sei tu? Da dove viene il mondo?
Per quanto si sforzi, Sofia non riesce a trovare risposta certa a queste domande...

 

 

In questo modo strampalato
inizia il
suo corso di filosofia: grazie a una serie di
misteriose e bizzarre lettere recapitate da un simpaticissimo cagnolone di nome Hermes. Il mittente? Alberto Knox, un "filosofo" tutto particolare.

Perciò questo non è solo il racconto di una ragazzina, ma è anche
l'intrigante storia della filosofia, che inizia dagli atomi di Democrito, passa per le idee di Platone, le intuizioni di Galileo, l'ottimismo di Leibniz, le critiche di Kant, per arrivare al variegato mondo contemporaneo...

Sofia riceve poi anche una cartolina da un maggiore dell'ONU in Libano, Albert Knag, in cui quest'ultimo fa gli auguri di compleanno a sua figlia Hilde Moller Knag...
Così questo diventa anche il romanzo di Hilde: per lei l'avventura inizia il giorno del suo compleanno, passa attraverso il curioso regalo di suo padre, e termina nel giardino di famiglia...

Insomma, abbiamo tre romanzi in un solo libro?
No, ne abbiamo molti di più: Il mondo di Sofia è il romanzo di chiunque si trova aggrappato ai peli del coniglio bianco tirato fuori dal cilindro dell'universo e che non vuole scender giù, il romanzo di chiunque non vuole abbandonarsi al sonno dell'ignoranza...

sabato 24 settembre 2016

RECENSIONE: Il fu Mattia Pascal di Pirandello

La vita può essere assurda 


E io che rifiutavo i "classici"... E io che non volevo dar ascolto ai prof che me li consigliavano... E io che vivevo di YA e fantasy... E io che finora mi son persa un sacco di libri eccezionali. 




TITOLO: il fu Mattia Pascal 
AUTORE: Luigi Pirandello 
ANNO DI PUBBLICAZIONE: 1904


TRAMA:

Il protagonista del romanzo, Mattia Pascal, è un uomo che, non sopportando più di condurre un’esistenza grigia e monotona con la moglie e la suocera, decide di allontanarsi da casa. Recatosi a Montecarlo, vince una forte somma al gioco. Durante il viaggio di ritorno, egli legge casualmente la notizia del ritrovamento del “suo” cadavere: in realtà, si tratta di un errore in cui sono incorsi i suoi compaesani. Dopo l’iniziale comprensibile sorpresa, Mattia Pascal ha come una folgorazione: si sente finalmente libero e può uscire per sempre dalla condizione insopportabile in cui è vissuto fino ad allora. Si reca quindi a Roma dove si fa chiamare Adriano Meis, intenzionato a cominciare una nuova vita.




RECENSIONE:

Premessa: prima di iniziare a scrivere questa recensione ho riflettuto molto a lungo su quale cammino scegliere per parlarvi di questo libro: sarebbe stato meglio qualcosa di professionale o qualcosa di molto più libero ed emotivo?
Insomma, avrei dovuto cercare di fare un'analisi letteraria di "Il fu Mattia Pascal", tenendo in considerazione la vita e le idee di Pirandello... o avrei semplicemente potuto darvi la mia interpretazione a caldo?
Ho optato per la seconda possibilità. Non sono un critico letterario e, in tutta onestà, non ne so abbastanza per provare a sviscerare le profondità più misteriose e segrete di quest'opera. Sono, però, una lettrice molto "sentimentale", e come tale vi espongo le mie personalissime impressioni.


“Il pensiero più fastidioso e più affliggente che si possa avere, vivendo: quello della morte.”

"Il fu Mattia Pascal" è divertente e tristissimo allo stesso tempo. Dopo alcune (poche) pagine iniziali che mi hanno lasciata abbastanza indifferente, Mattia Pascal ha iniziato a
farmi sorridere, ridacchiare, e scoppiare in grosse e grasse risate. Sto esagerando? Non credo: le sue considerazioni per suocera e moglie sono di un'ironia stupenda, le sfighe che al principio lo affliggono assurde, la fortuna che poi gioca in suo favore alquanto improbabile...E le sue reazioni lasciano spiazzato e allegrissimo il lettore.
Per essere proprio sincera sincera... ridevo delle sue sfortune: non è carino, lo so, ridere dei disastri altrui... Perdonami, Mattia, non ho saputo trattenermi!
Poi, piano piano, è sopraggiunta la malinconia, piano piano sono entrata nel corpo e nell'anima di Mattia, piano piano siamo entrati in sintonia e ho compreso i suoi disagi, i suoi dispiaceri, il suo strazio. Nella seconda metà mi ha quasi fatta piangere.

lunedì 22 agosto 2016

Recensione: Io sono il messaggero di Markus Zusak


A volte le persone sono belle.

Markus Zusak si dimosta davvero un grande autore: originale e coraggioso.




Titolo: Io sono il messaggero
Autore: Markus Zusak
Editore: Frassinelli
Collana: narrativa
Pagine: 404
ISBN-13: 978-8820057312



TRAMA:

L'esistenza di Ed Kennedy scorre tranquilla. Fino al giorno in cui diventa un eroe. Ed ha diciannove anni, una passione sfrenata per i libri, un lavoro da tassista piuttosto precario che gli permette di vivacchiare, e nessuna prospettiva per il futuro. Quando non legge, passa il tempo con gli amici giocando a carte davanti a un bicchiere di birra o porta a spasso il Portinaio, il suo cane, che beve troppo caffè e puzza anche quando è pulito. Con le donne non è particolarmente disinvolto, perché l'unica ragazza che gli interessi davvero è Audrey, la ragione per cui è rimasto in quel posto senza vie d'uscita. Capace di colpirlo al cuore con una frase: "Sei il mio migliore amico". Non serve una pallottola per uccidere un uomo, bastano le parole. Tutto sembra così tremendamente immutabile: finché il caso mette un rapinatore sulla sua strada, e Ed diventa l'eroe del giorno. Da quel momento, comincia a ricevere strani messaggi scritti su carte da gioco, ognuno dei quali lo guida verso nuove memorabili imprese. E mentre Ed diventa sempre più popolare, mentre nota una luce diversa negli occhi di Audrey e la gente lo saluta per strada, inizia a domandarsi: da dove arrivano i messaggi, chi è il messaggero?



RECENSIONE:

Il protagonista e voce narrante è Ed Kennedy, un ragazzo completamente e indubbiamente ordinario.
Un scialbo diciannovenne con nessuna prospettiva per il futuro: lavora come tassista, gioca a carte con gli amici Marvin e Ritchie (ragazzi ancora più “piatti” di lui), è innamorato della sua amica Audrey, è in eterno conflitto con la madre e vive con un cane dipendente da caffé. 
Un giorno Ed viene casualmente coinvolto in una rapina e ancora più casualmente riesce a fermare e far arrestare il rapinatore. Wow, Ed diventa un eroe, tutti i giornali parlano di lui…Eppure il ragazzo si sente ancora vuoto, insignificante.
La vita di Ed, però, volta definitivamente pagina quando comincia a ricevere per posta una serie di assi (carte da gioco)  con su scritto indirizzi, nomi e frasi enigmatiche, tradotte come “richieste” d’aiuto per persone in difficoltà.

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