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giovedì 3 maggio 2018

LA GUERRA DEI MONDI: perché leggerlo? E non solo… è un fenomeno da studiare!


A seguito di alcune richieste espresse in commento al post Un classico e un buon té #20, in cui ho consigliato questo libro, ho deciso di cimentarmi nel tentativo di recensire il capolavoro della fantascienza di H.G. Wells… tuttavia ho cambiato idea in corso d’opera. Dovete sapere che se c’è qualcosa che odio è fare le cose semplici, per tanto mi sono detto: "Ma perché limitarmi nella stesura di un semplice post in cui spiego l’ovvio, quando posso fare qualcosa di molto più articolato?”.
Il seguente post è di fatto un esperimento, è un qualcosa che vuole essere un’eccezione, per tanto vi chiedo di farmi sapere nei commenti se questo “esperimento” è considerabile come riuscito oppure no.

Bando alle ciance, dopo aver letto il libro, rivisto i due film e ascoltato un programma radiofonico della fine degli anni Trenta, iniziamo a sviscerare questo fenomeno non solo letterario.

Quando nel post di Un classico e un buon té ho etichettato questo libro con l’aggettivo “pionieristico” di certo non l’ho fatto a caso! Questo libro, nel 1897, ha fatto nascere un vero e proprio filone. Fu, infatti , il primo a immaginare un’invasione aliena finalizzata a un unico fine: l'annientamento dell’uomo.
In questo senso il capolavoro di Wells ci accompagna passo per passo in un resoconto dettagliato e scientificamente accurato (almeno per le conoscenze di allora)  di un testimone, (anzi, meglio dire di un sopravvissuto) di questa tragica vicenda.
La guerra dei mondi ha reinventato il canone dell’alieno, creandone un immagine che ancora oggi ci accompagna e non solo nella letteratura: in questo senso quest’opera è stata avveniristica.





“Potenza egemone” a chi? (spoiler)

Questo libro, come ho già detto pubblicato alla fine dell’Ottocento, si apre con una delle frasi a mio avviso più belle di tutta la letteratura.

Alla fine del XIX secolo nessuno avrebbe creduto che le cose della terra fosse acutamente e attentamente osservate da intelligenze superiori a quelle degli uomini e tuttavia, come queste, mortali; che l’umanità intenta alle proprie faccende venisse scrutata e studiata, quasi forse con la stessa minuzia con cui un uomo potrebbe scrutare al microscopio le creature effimere che brulicano e si moltiplicano in una goccia d’acqua. Gli uomini infinitamente soddisfatti di sé stessi, percorrevano il globo in lungo e in largo dietro alle loro piccole faccende, tranquilli nella loro sicurezza di essere i padroni della materia.[...]

In questo incipit si dice già molto… troppo spesso gli uomini, anche moderni,
dimenticano il loro posto nell’universo: siamo solo un piccolo granello di sabbia sospeso nell’infinito e dare per scontato che siamo le sole forme di vita progredite e intelligenti è darsi fin troppa importanza.

Nella Guerra dei mondi il nemico esiste, è ben visibile, non è un’entità sovrannaturale: sono esseri mortali proprio come noi, solo tecnicamente molto più progrediti.
L’invasione aliena inizia e si dirama dall’Inghilterra che, alla fine dell’Ottocento, era forse la prima potenza mondiale sotto ogni punto di vista (o almeno gli inglesi la pensavano così). L’invasione inizia qui e, in pochi giorni, pochi marziani piegano la volontà inglese e riducono al panico la popolazione, distruggendo il loro esercito e annientando ogni resistenza; non è un fenomeno globale, è localizzato e la prima parte del romanzo si chiude con la caduta di Londra sotto i potenti colpi delle armi marziane.
Ma c’è di più... la prima parte è infatti una critica al modus operandi della conquista coloniale inglese che, troppo spesso, sfociava (come nel caso della Tanzania) in genocidi sistematici dei nativi per prendere il controllo del territorio. Allo stesso modo degli inglesi, i marziani, esseri tecnologicamente superiori, hanno iniziato un sistematico sterminio (anche se non proprio di questo si tratta) degli umani.

La seconda parte del romanzo si focalizza invece nel descrivere minuziosamente le osservazioni sugli invasori, che alla fine vengono sconfitti dal nemico più insospettabile di tutti… i microorganismi che provocano malattie, ripercorrendo, in un certo senso e al contrario, la storia dei primi conquistadores spagnoli che furono aiutati nella conquista da quelle malattie inesistenti nel Nuovo Mondo, a cui gli europei avevano sviluppato una certa resistenza.
La fine dell’invasione è infatti scandita da una parte di testo ancora una volta incredibile e meravigliosamente ben scritta.

[...]C’erano i marziani, morti, uccisi dai bacilli della putrefazione e del contagio contro cui i loro organismi non erano preparati;uccisi come stava per essere uccisa la gramigna rossa; uccisi, dopo che tutti i macchinari umani erano falliti, dalle più umili creature che Dio, nella sua infinita saggezza, ha messo sulla terra.[...]

Questi germi di malattia che avevano preteso un tributo dall’umanità fin dall’inizio, dai nostri antenati preistorici fin da quando la vita era cominciata sul nostro pianeta. Ma per merito della selezione naturale, la nostra specie ha sviluppato una forza di resistenza; non soccombiamo a nessun germe senza una lotta e da molti il nostro organismo è immune. Su Marte non ci sono batteri, e quando questi invasori arrivarono e cominciarono a nutrirsi, i nostri microscopici alleati cominciarono a lavorare alla loro distruzione [...]
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