giovedì 3 agosto 2017

RECENSIONE: Seven Dreams di Giovanni Magliulo

Una buona idea... Ma non ben sviluppata.


Seven Dreams è un libro difficile da recensire: ho finito di leggerlo diversi giorni fa… E ancora non sono convinta della sensazione che mi ha lasciato. 


TITOLO: Seven Dreams
AUTORE: Giovanni Magliulo
EDITORE: Panesi Edizioni
DISPONIBILE IN: Kindle (2,99 euro su Amazon)



TRAMA:
Un gladiatore, un operaio del Nevada, il capo di una tribù africana, un orco cannibale, un’esperta di veleni, un rettile in grado di sputare acido e un enigmatico cavaliere sadico vengono strappati alle rispettive realtà e richiamati dal mago Eris nel regno di Duryan. Al gruppo viene affidata la missione di assassinare Wizen, un incantatore sul punto di aprire un varco tra le dimensioni allo scopo di muovere il proprio esercito alla conquista di tutti i mondi. Lo sforzo per il sortilegio appena lanciato uccide Eris, che prima di morire confida ai sette prescelti di aver legato le loro anime con un incantesimo, allo scopo di obbligarli a collaborare: se anche uno solo di loro dovesse morire, allora morirebbero tutti. Con l’unica speranza di tornare alle rispettive realtà riposta nelle mani dello stesso Wizen, ai prescelti non rimane che tentare di sopravvivere tanto ai pericoli provenienti da un mondo sconosciuto quanto alle loro stesse personalità disturbate.





RECENSIONE:
Abbiamo letto questo romanzo in tre (io, Marta e un nostro amico), quindi questa recensione, anche se scritta da me, è un po’ il risultato delle riflessioni di tutti e tre.
Io e mia sorella ammettiamo di non essere esperte (e nemmeno troppo patite) di questo genere di fantasy quasi “classico” (molto più simile a un “Signore degli anelli” che non a uno Urban), mentre il nostro amico conosce meglio il genere e ne è molto più appassionato.
Nonostante a questa analisi abbiano partecipato ben tre teste, tutte e tre condividono una reazione simile a Seven Dreams: delusione. Ci aspettavamo un qualcosa di più… Che non è arrivato.

Vorrei iniziare con una critica mossa dal nostro amico (un elemento che, probabilmente, interesserà di più a chi tra voi ama il mondo fantasy): l’ambientazione approssimativa. Magliulo non offre un panorama preciso e dettagliato dell’universo sconosciuto nel quale si muovono i personaggi. L’autore, forse, avrebbe voluto mostrarci pezzetto per pezzetto quel nuovo mondo, avrebbe voluto farci conoscere quella realtà insieme ai sette protagonisti… Ma, dopo ben 300 pagine, non salta fuori quasi nessun "pezzetto": alla fine del libro ci ritroviamo nella stessa situazione di ignoranza assoluta. I personaggi non scoprono niente, noi non scopriamo niente. È frustrante: non sappiamo nulla della geografia del regno, i personaggi camminano, camminano, e l’unica indicazione che ricevono è “Seguite la Strada Maestra” (verso Oriente).

Di tanto in tanto, da lontano, scorgevano la Strada Maestra tra gli alberi.
Era deserta e non incrociarono nessuno. Circa due ore più tardi Gork gridò
in tono accusatorio a Centurio che aveva fame.
«Cerchiamo di percorrere più strada possibile finché il sole è alto», disse il
gladiatore. «Questi alberi fanno passare pochissima luce e noi dobbiamo
sfruttare tutta quella disponibile per evitare di perdere tempo. Quando la
luce si affievolirà, ci accamperemo e cercheremo di procurarci del cibo.»
Trovare acqua potabile non si rivelò un problema. Il rumore dei rigagnoli
che scorrevano nei loro letti li accompagnò con costanza per tutto il tragitto.
Dopo un po' incontrarono un torrentello che la strada maestra superava
grazie a un piccolo ponte. Per non scoprirsi decisero di guadarne le acque
gelide all'ombra degli alberi.
Di tanto in tanto si riposavano per pochi minuti, durante i quali tutti
bevevano e riprendevano fiato.

Mi concentro ora sul tema che più mi interessa di un libro: i personaggi.
O, in questo caso, i "non personaggi" del romanzo.
Il loro debutto comincia anche bene: vengono introdotti con il giusto mistero, il giusto alone di inspiegabile, oscuro, magico. Quando i sette si ritrovano al cospetto di Auriel, di loro non sappiamo pressoché nulla, conosciamo giusto il loro nome e abbiamo una vaga idea della loro origine. Io, personalmente, mi aspettavo di poter ricostruire l’identità dei personaggi poco alla volta, aggiungendo i vari tasselli pagina dopo pagina (insomma, la stessa aspettativa che si aveva sull’ambientazione). Il problema è che, invece, l’alone di mistero persiste per tutto il racconto, diventando una costante sgradevole: dei personaggi non si viene a sapere niente. Dopo 300 pagine di romanzo è come se fossimo ancora alla prima pagina.
Il gruppo trascorre insieme due settimane di viaggio, eppure non hanno un minimo di rapporto l’uno con l’altro: nessuno parla davvero con nessuno, si limitano a un paio di discorsi ripetitivi e quasi inutili, non ci svelano nulla, né della loro vita né del loro modo di essere. Per tutto il libro restano quasi invariati, freddi nel loro modo di essere, senza creare nessuna vera amicizia, o anche simpatia, o empatia o qualunque cosa. Ecco, il termine corretto per descriverli è “freddi”: sono fissi, morti, congelati.
Solitamente trovo sempre un personaggio che attira la mia attenzione, con il quale creo un legame emotivo nel corso delle pagine… Qui zero. Capisco che l’autore abbia voluto presentare dei personaggi egoisti, marci dentro, privi di uno scopo comune e quindi non interessati a conoscersi… Ma è davvero possibile trascorrere così tanto tempo insieme senza sviluppare un minimo di rapporto? Credo che sarebbe naturale e spontaneo, soprattutto per i quattro umani, instaurare una qualche forma di comprensione reciproca.

«Mentre eri svenuto abbiamo parlato della tua condizione», disse

Centurio. «È meglio che tu non prosegua il viaggio insieme a noi.»
[...] «Vorreste lasciarmi nella prima città senza la certezza che torniate a
prendermi?»
«Non è così, cercheremo di farlo», disse Centurio.
«Ma se questo non fosse possibile, allora sarete costretti a lasciarmi qui.
Magari a malincuore.»

Inoltre, vorrei sottolineare come i sette protagonisti siano difficilmente distinguibili l’uno dall’altro: a eccezione di Butch (che nel suo essere piagnucoloso è oltremodo irritante), tutti gli altri sono identici l’uno all’altro; nonostante provengano da epoche e mondi variegatissimi (e opposti) nessuno di loro ha praticamente alcun tipo di scontro culturale con gli altri. Si adattano tutti tranquillamente a una situazione insensata e improvvisa e tutti si comportano in modo molto simile. Per intenderci meglio: un gladiatore ricco (Centurio) non dovrebbe avere un carattere, delle abitudini, un’ideologia distinta da un cacciatore capotribù di un villaggio africano (Zuma)? Le differenze non si notano.
Per quanto riguarda la mancanza di una "psicologia emotiva", forse è un po' una nostra fissa, forse io e Marta siamo troppo abituate a personaggi che “si sentono” nel racconto? Qui non abbiamo sentito nulla e nessuno. Ci siamo trovate di fronte a dei personaggi inesistenti, che abbiamo ripudiato. Volontario da parte di Magliulo l’odio nel lettore suscitato dai sette? Eppure… come può piacere un romanzo se tutti i personaggi vengono solo detestati?

martedì 1 agosto 2017

TREDICI: libro vs serie tv


"The only way to learn the secret... is to press play."


Dopo diverse settimane di suppliche da parte di una mia amica, anch’io ho deciso di guardare una delle serie tv più discusse dell’ultimo periodo: Thirteen reasons why (Tredici).
Poi, come compito per le vacanze estive, il nostro prof di italiano ci ha affidato la lettura del libro di Jay Asher. 


TITOLO: Tredici
AUTORE: Jay Asher 
PAGINE: 229
EDITORE: Mondadori
ISBN-13: 978-8804677147


TRAMA: 

"Ciao a tutti. Spero per voi che siate pronti, perché sto per raccontarvi la storia della mia vita. O meglio, come mai è finita. E se state ascoltando queste cassette è perché voi siete una delle ragioni. Non ti dirò quale nastro vi chiamerà in causa. Ma non preoccupatevi, se avete ricevuto questo bel pacco regalo, prima o poi il vostro nome salterà fuori... Ve lo prometto." Quando Clay Jensen ascolta il primo dei nastri che qualcuno ha lasciato per lui davanti alla porta di casa non può credere alle sue orecchie. La voce che gli sta parlando appartiene ad Hannah, la ragazza di cui è innamorato dalla prima liceo, la stessa che si è suicidata soltanto un paio di settimane prima. Clay è sconvolto, da un lato non vorrebbe avere nulla a che fare con quei nastri. Hannah è morta, e i suoi segreti dovrebbero essere sepolti con lei. Ma dall'altro, il desiderio di scoprire quale ruolo ha avuto lui nella vicenda è troppo forte. Per tutta la notte, quindi, guidato dalla voce della ragazza, Clay ripercorre gli episodi che hanno segnato la sua vita e determinato, in un drammatico effetto valanga, la scelta di privarsene. Tredici motivi, tredici storie che coinvolgono Clay e alcuni dei suoi compagni di scuola e che, una volta ascoltati, sconvolgeranno per sempre le loro esistenze. Ora è anche una serie televisiva prodotta da Netflix.



COMMENTO:

Il libro di 13 non mi ha entusiasmata particolarmente.
Si tratta di un romanzo importante e serio per l’argomento trattato, il suicidio, eppure non è uno di quei libri che mi sono rimasti impressi nel cuore.
Non mi piace la struttura adottata dallo scrittore: tra le pagine vi è un continuo alternarsi tra le parole registrate di Hannah Baker, scritte in un carattere, e i pensieri di Clay Jensen, riportati con un carattere differente: è troppo confusionario, le parole di uno e i pensieri dell’altro rischiano di confondersi. Che sia volontario? Io non ho apprezzato molto questa scelta.
Inoltre, nel libro, Clay ascolta tutte e tredici le cassette una di seguito all’altra nell’arco della stessa nottata, quindi non ha il tempo di riflettere, di pensare e di rielaborare a lungo le parole di Hannah. Clay non può nemmeno conoscere o vedere gli effetti che le cassette hanno avuto su tutti coloro che sono coinvolti nel suicidio della ragazza, si limita a immaginare la situazione in modo molto vago e frettoloso. Il protagonista, secondo me, non ha abbastanza tempo per vivere davvero le cassette e rimanerne profondamento segnato e provato. L'opera mi avrebbe colpita di più se l'autore avesse dedicato più spazio ai suoi
pensieri e alle sue riflessioni per lasciarci capire davvero ciò che Clay ha provato nel sentire le parole d'addio della ragazza di cui era innamorato. Purtroppo non è così: non conosciamo le ripercussioni psicologiche ed emotive che presenta il protagonista. Va bene, Clay è scioccato, disperato, si sente in colpa per la morte di Hannah, però… Nei giorni successivi cosa fa? Come si comporta con se stesso? E, soprattutto, con gli altri coinvolti? Nei corridoi della scuola li guarda con odio o li ignora?
Secondo me, lo “sbaglio” dell’autore è stato proprio non mostrare al lettore il mondo di Clay e di tutti i ragazzi coinvolti nel suicidio, considerato che l’obiettivo delle cassette era proprio di “puntare il dito contro qualcuno”, di far sentire colpevoli i soggetti delle registrazioni, farli render conto di ciò che avevano fatto e, magari, di renderli delle persone migliori. Io interpreto così le registrazioni di Hannah… Altrimenti perchè realizzare delle cassette? E invece no, Clay ascolta le cassette, torna a scuola e non incontra nessuno tra tutti coloro che hanno causato la morte di Hannah Baker.
L’autore non dice niente nemmeno dei genitori della ragazza se non “hanno lasciato la città”. Cavolo, loro figlia si è suicidata… Io avrei voluto conoscere anche i lori pensieri, le loro emozioni. Invece, dato che il libro inquadra solo Clay, ciò non è possibile.
Sempre per la stessa ragione, anche il personaggio di Tony rimane troppo avvolto nel mistero e non si capisce bene il motivo per cui Hannah gli abbia affidato il compito di rendere pubblica la seconda scatola di cassette nel caso il giro della prima non fosse terminato.
In sostanza? Bel libro, ma, secondo me, manca qualcosa.


“But you can't get away from yourself. You can't decide not to see yourself anymore. You can't decide to turn off the noise in your head.”



In molti casi la trasposizione su schermo di una storia non rende tanto quanto il libro, in molti casi l’essenza delle pagine scritte viene dispersa. Invece, per quanto riguarda Tredici, io, personalmente, ho preferito la serie tv: è riuscita a prendermi molto di più, a coinvolgermi. Ciò che mi ha colpito di più nella serie è la possibilità di vedere gli effetti deleteri che le cassette hanno su Clay: sul piccolo schermo, il ragazzo impiega due settimane a sentire le registrazioni, e così si può osservare e  capire lo stato di disperazione, di shock e quasi di pazzia in cui il protagonista cade dopo aver ascoltato le parole della ragazza. Hannah voleva far sentire colpevoli gli altri, ferirli e nella serie tv si può vedere un Clay ferito, sofferente. Inoltre, la trasposizione su schermo affronta e approfondisce anche la reazione dei genitori di Hannah, il comportamento dei vari personaggi e il mutare delle loro relazioni. La storia nella serie tv è più “piena”, più ricca e completa. L’attenzione si sposta da Hannah e Clay a tutti gli altri personaggi.
La serie tv è molto più eclatante rispetto al libro, le cause che portano Hannah al suicidio, in alcuni casi, sono più gravi, di maggior spessore, e lo stesso vale per il modo in cui Hannah si suicida (nel libro pillole e nella serie tv si taglia le vene con delle lamette). Lo so, tutto ciò è sicuramente dovuto al fatto che la serie tv deve riuscire a tenere l’attenzione dello spettatore e lasciarlo talmente colpito da invogliarlo a continuare, deve intrigarlo… Ma d’altra parte, volendo trattare un argomento così complesso come il suicidio, trovo giusto voler cercare di segnare il più possibile lo spettatore, per poterlo render cosciente del massimo dramma a cui una situazione simile potrebbe portare.
In sostanza? La serie tv ha quel qualcosa in più che manca al libro.


“I wanted people to trust me, despite anything they'd heard. And more than that, I wanted them to know me. Not the stuff they thought they knew about me. No, the real me. I wanted them to get past the rumors. To see beyond the relationships I once had, or maybe still had but that they didn't agree with.” 

“I’m sorry.” Once again, those were the words. And now, anytime someone says I’m sorry, I’m going to think of her.”  



Marta

sabato 22 luglio 2017

RECENSIONE: Lord of Shadows, The Dark Artifices, di Cassandra Clare


Recensione in anteprima


Non sarei mai riuscita ad attendere il 19 settembre... Così ho comprato il libro in inglese ;)
E menomale che l'ho fatto! Ho potuto apprezzare, finalmente, lo stile impeccabile della Clare, senza dover passare da una traduzione mal fatta (come era stata quella di Lady Midnight).


TITOLO ORIGINALE: Lord of Shadows, The Dark Artifices #2
AUTRICE: Cassandra Clare
DATA DI PUBBLICAZIONE USA: 23 maggio 2017
PAGINE: 720
ISBN-13: 978-1442468405


PLOT:
Emma Carstairs has finally avenged her parents. She thought she’d be at peace. But she is anything but calm. Torn between her desire for her parabatai Julian and her desire to protect him from the brutal consequences of parabatai relationships, she has begun dating his brother, Mark. But Mark has spent the past five years trapped in Faerie; can he ever truly be a Shadowhunter again?

And the faerie courts are not silent. The Unseelie King is tired of the Cold Peace, and will no longer concede to the Shadowhunters’ demands. Caught between the demands of faerie and the laws of the Clave, Emma, Julian, and Mark must find a way to come together to defend everything they hold dear—before it’s too late.


 
TITOLO: Il Signore delle Ombre, The Dark Artifices #2 
AUTRICE: Cassandra Clare
DATA DI PUBBLICAZIONE ITA: 19 settembre 2017
PAGINE: 720
EDITORE: Mondadori
ISBN: 9788804678953



TRAMA (tradotta da me):
Emma Carstairs ha finalmente vendicato i suoi genitori. Pensava che sarebbe stata in pace con se stessa. Ma ora è tutto tranne che tranquilla. Combattuta tra il desiderio per il suo parabatai Julian e il desiderio di proteggerlo dalle orribili conseguenze di una relazione tra parabatai, ha iniziato a frequentare suo fratello Mark.

Ma Mark ha passato gli ultimi cinque anni prigioniero delle fate; potrà mai tornare a essere un vero Shadowhunter?

Anche la corte fatata è in tumulto. Il Re Unseelie è stanco della Pace Fredda e non è più disposto ad sottostare alle richieste degli Shadowhunters.
Combattuti tra le richieste delle fate e le leggi del Conclave, Emma, Julian e Mark devono trovare un modo per difendere tutto ciò che hanno a cuore, prima che sia troppo tardi.



RECENSIONE:

Lady Midnight non mi aveva completamente soddisfatta… Mentre, ora, Lord of Shadows ha eliminato ogni dubbio: Cassandra Clare non ha perso il suo tocco magico.
Il secondo volume dei Dark Artifices mi ha catapultata di nuovo nel mondo Shadowhunters e, in particolar modo, nel cuore della famiglia Blackthorn.


I Blackthorn non sono solo una famiglia di cacciatori… Loro sono, soprattutto e prima di tutto, una famiglia. Leali, uniti, profondi, i Blackthorn sono le diversi parti di uno stesso corpo. La Clare riesce a  mostrare il loro specialissimo e unico legame attraverso gesti grandi e piccoli: dalle enormi sofferenze che Julian è disposto a sopportare per salvare i suoi “fratellini” ai delicati cenni di comprensione tra Ty e Livvy, ogni pensiero e ogni azione è volto a garantire pace e felicità agli altri membri della famiglia.
Quando parlo di “famiglia Blackthorn” non intendo solo chi porta effettivamente questo cognome, ma includo anche tutti quei personaggi che sono stati accolti e vengono accolti a cuore aperto dai sei fratelli di LA, come Emma, Diana, Kit.

“There is truth in stories,” said Arthur. “There is truth in one of your paintings, boy or in a sunset or a couplet from Homer. Fiction is truth, even if it is not a fact. If you believe only in facts and forget stories, your brain will live, but your heart will die.”

"C'è verità nelle storie," disse Arthur. "C'è verità in uno dei tuoi disegni, ragazzo, o in un tramonto o nei versi di Omero. La finzione è verità, anche se non è un fatto. Se credi solo nei fatti e dimentichi le storie, la tua mente vivrà, ma il tuo cuore morirà."

In questo libro ogni membro ha più spazio per mostrarsi in tutte le sue sfumature (il libro è anche abbastanza gigantesco) e può farci vedere ciò che in Lady Midnight era rimasto nascosto. Infatti, qui, anche i personaggi che mi avevano delusa (o lasciata perplessa) acquistano spessore.

mercoledì 12 luglio 2017

RECENSIONE: Le sfide di Apollo, La profezia oscura, di Rick Riordan

La fantasia di Riordan non ha limiti.



Eh già… Anche questa volta il mio caro, vecchio amico Rick ha tirato fuori dalla sua magica penna una storia formidabile.
Dopo tutti questi anni ancora rimango sorpresa dalla sua bravura e dall’originalità delle sue storie: insomma, dopo una quindicina di libri ti aspetti anche che abbia esaurito le idee…
E invece no!  



Titolo: La profezia oscura, Le sfide di Apollo vol 2
Autore: Rick Riordan
Editore: Mondadori
Pagine: 396 (rilegato)
ISBN: 9788804676331
Data di pubblicazione: 27/06/17



TRAMA

Il mostruoso Pitone si è rimpossessato dell'Oracolo di Delfi, e questa è solo la prima delle minacce che Apollo ha dovuto affrontare per ottenere il perdono di Zeus e tornare tra gli immortali. Tre malvagi imperatori vogliono ora conquistare tutti gli Oracoli dell'antichità, per interrompere ogni comunicazione tra i semidei e le fonti di profezie necessarie a compiere eroiche imprese. Se gli Oracoli cadranno sotto il dominio del Triumvirato, il dio più bello e vanitoso dell'Olimpo resterà per sempre imprigionato nel corpo di un insignificante sedicenne, Lester Papadopoulos! Con un piccolo effetto collaterale: l'umanità potrebbe essere distrutta. Il destino del mondo è nelle mani del dio del sole, della musica e della poesia, che potrà contare solo sull'aiuto della ninfa Calipso e del semidio Leo Valdez, nonché sul potere esasperante dei suoi strazianti haiku...





RECENSIONE

Dopo aver terminato “L’oracolo nascosto” ero molto curiosa di leggere subito il seguito. Volevo davvero sapere come l'autore avrebbe portato avanti la storia incentrata sul narratore più bizzarro ed egocentrico di sempre: Apollo… o meglio, Lester Papadopoulos.
E già, miei cari, ne “La profezia oscura”, il mio dio preferito non è ancora, purtroppo, tornato a essere molto “divino”. 

"La mattina dopo, Meg mi svegliò con un calcio:« È ora di muoversi.»
Sbattei diverse volte le palpebre e aprii gli occhi. Quando sei il dio del sole, dormire fino a tardi è una gioia rara. E adesso che ero un semplice mortale, la gente continuava a svegliarmi allo spuntare del giorno. Per millenni ero stato io lo spuntare del giorno. Non ne potevo più."


Apollo, intrappolato nel suo nuovo corpo umano, deve continuare il suo pazzo viaggio per cercare di sconfiggere il Triumvirato (ovvero il trio composto dai più crudeli e spietati imperatori romani), liberare gli oracoli e riacquistare la sua sovrannaturale forza e la sua divina bellezza.
Tutto ciò porta Apollo/Lester a raggiungere la città di Indianapolis con l’aiuto di tre vecchi amici: Festus, Leo e Calipso.
Subito i quattro trovano il loro cammino ostacolato da numerosi nemici, tutti al servizio de “Il Nuovo Ercole”, l’antico imperatore romano la cui identità è avvolta nel mistero.
Solo ad Apollo il soprannome fa tornare a galla antichi ricordi e sentimenti segreti …

giovedì 8 giugno 2017

COMING BACK FROM THE DEAD...

Chi non muore si rivede... E chi muore risorge...  Quindi eccomi qui, di ritorno direttamente dal regno di Ade.
Dopo gli ultimi due mesi di estenuanti nottate di studio e verifiche apocalittiche, ho finalmente un (meritato) attimo di riposo. Dico "un attimo" perché questa pausa durerà giusto giusto fino a fine settimana, dopodiché "matura non mi fai paura" ;) Anche se di paura un po' (tanta) me ne fai...

Ho appena iniziato a leggere "On the road" di Kerouac, che, dalla prima cinquantina di pagine, lascia proprio ben sperare. Inizierò, invece, a breve, un romanzo western di due giovani autori emergenti,
"Hermanos" di Bogano e Pozzoli: nonostante io non sia proprio una veterana del genere, la trama e la presentazione del romanzo mi hanno intrigata parecchio :))






Vorrei, ora, lasciare un messaggio per  dire addio salutare quest' ultimo anno di liceo (sono una ragazza follemente sentimentale: non posso proprio evitarlo...).

Le classi si formano per caso... E così, per caso, ci siamo incontrati tutti noi. Ci siamo ritrovati li, 26 (al tempo) spaesati piccoli acerbi liceali, ragazzini ignari delle fatiche e delle gioie, delle sofferenze e delle eroiche imprese che avremmo compiuto insieme. Poco a poco abbiamo iniziato a scambiarci sorrisi e smorfie, a lanciarci frecciatine, a litigare come sciacalli, a odiarci e ad amarci.
Vi ricordate il nostro primo anno? Quanta confusione, quanto casino, quante urla in classe, quanti rimproveri, quante storie e pettegolezzi, quanti schiamazzi... Schiamazzi che durante quest'ultimo anno si sono spesso trasformati in "sshhh" infastiditi, per zittire quel qualcuno che qualche volta si lasciava sfuggire un commento a voce troppo alta. Quante drammatiche verifiche abbiamo affrontato insieme? Quanti prof insopportabili abbiamo sopportato? Quante battutacce e quanti scherzi idioti...? Ve lo ricordate Simone che si nasconde fuori dalla finestra? E Martina che si chiude nell'armadio? I meravigliosi ragazzi più grandi che ci facevano sbavare da dietro i muri? I computerini verde marcio? In questi cinque anni abbiamo cambiato colore di capelli infinite volte, abbiamo cambiato fidanzati/fidanzate, scoperto segreti e lati di noi che mai nessun altro conoscerà. Chi mai si dimenticherà le flemmatica prof di spagnolo? E il comico, buffo, un po' sclerato prof di italiano? Chi mai dimenticherà le agghiaccianti verifiche a sorpresa del prof di inglese? E le assurde corse per finire i programmi? Le foto di classe vestiti da Paesi e da bimbi?
Ma ve lo immaginate, ripensare a tutto questo tra cinquant'anni? O anche, magari, tra quaranta, o trenta, o venti, o dieci, o anche solo tra un paio? Non ci mancheremo? Non vi mancherà la nostra classe di "linguisti" fintamente acculturati? Non vi mancherà scannarci per fissare le interrogazioni programmate? Non vi mancheranno le nostre battute sceme a sfondo storico/filosofico/ letterario che solo noi potevamo capire? Insomma, non vi mancherà sentirvi parte di qualcosa di un po' insensato, casuale, ma profondo? Non la sentite una certa profondità in tutto questo? Nel nostro essere "noi"? Io la sento, e, quasi di sicuro, tutto questo mi mancherà e mi farà versare qualche lacrima.
Anzi, mi sta già facendo versare tante qualche lacrima.



Alex

lunedì 17 aprile 2017

SEGNALAZIONE: "La Sonata della Vendetta"

Buongiorno a tutti!

Spero che stiate passando delle deliziose vacanze di Pasqua ;)
Io sto approfittando di questi giorni di pausa dal mio solito studio "matto e disperatissimo" per cercare di capire come potrei concludere la mia tesina, che ha preso una piega abbastanza particolare... Sto scrivendo un racconto sulla Wild Hunt, racconto in cui si fronteggiano cacciatori da ogni angolo fantastico: troviamo Stiles Stilinski che scappa da Ghost Riders molto in stile cowboy, che vengono insultati da un Gwyn molto offeso, che a sua volta rischia di essere infilzato da Hircine... E insomma, finisce tutto in un gran putiferio xD

Probabilmente questo sarà l'ultimo post che scriverò fino alla fine della maturità, visto che, purtroppissimo, non mi resta mai il tempo necessario per curare con attenzione questo mio angolino :((

Oggi vi segnalo un romanzo thriller davvero promettente, "La Sonata della Vendetta" di Marika Bernard, e con questo vi saluto... Ci si scrive a luglio!




TITOLO: "La sonata della Vendetta"
AUTRICE: "Marika Bernard"

 

Formato: cartaceo ed ebook
Lunghezza stampa:
cartaceo 116;
                                  ebook Amazon 87

Editore:
Dark Zone
Lingua:
Italiano
Link:
cartaceo 
          ebook


Trama:
L’uomo è pesante e gretto. Ha mani da scaricatore di porto e non sa niente di musica. È entrato nella soffitta poco dopo la morte del bisnonno, ma solo per vedere se poteva sgraffignare qualcosa.
Il violino era lì, e sembrava lo aspettasse. Nascosto, ma non poi così bene. Paziente, da anni. In attesa…
Quando l’uomo lo afferra, tutto cambia.
Tra le calli di Venezia e il lento fluire dell’acqua del Canale, cominciano a diffondersi note suonate con maestria.
Qualcuno sta tornando, piano, in punta di piedi. Sta riprendendo vita, e lo fa impossessandosi di quella dell’uomo.
E mentre le note della Sonata a Kreutzer sfociano nell’Adagio, l’identità dell’uomo si spacca, andando in frantumi come uno specchio.
La sonata della vendetta è la storia di una trasformazione, di un ritorno che ha il sapore di una rivalsa, di un antico dolore mai sepolto che chiede a gran voce una rivincita.



L’autrice:
Marika Bernard è nata nei primi anni ottanta in un piccolo paese di una valle caratteristica nel Trentino Alto Adige. Da sempre appassionata di libri, inizia a passare i pomeriggi a scarabocchiare, prendere appunti, buttar giù delle idee perché “non si sa mai”. Eclettica, passa dal thriller alle storie per bambini, dal romance al noir. Le basta scrivere… tanto, sempre, di tutto.




Alex

giovedì 2 febbraio 2017

Fallen e l'amor che al cor duole...

"Sono nato intero, non ho bisogno di nessuna metà."
                              o non ho trovato la metà giusta?


Avete presente la storia di Aristofane che descrive l'uomo e la donna come due metà che si possono/devono rincontrare? Ecco... Forse dovremmo prestare più attenzione nella scelta della "metà perfetta".




Ieri sera sono andata al cinema a vedere Fallen, il film tratto dai romanzi di Lauren Kate (dei quali non sono assolutamente fan) e oggi avrei voluto scrivere una breve recensione... Ma ho cambiato idea, perché un aspetto del film che mi ha toccata molto (e mi ha fatto passare la notte in bianco arrovellandomi il cervello) mi ha convinta a porvi alcune domande.

Perché, e lo chiedo seriamente, perché Daniel continua a cercare Lucinda? Perché la aspetta sempre? Perché non prende e dice "basta", perché non sceglie qualcosa/ qualcuno che non sia lei?
Non prendetemi per stronza insensibile, io sono follemente innamorata, credo nell'amore e nell'amore "predestinato"... Ma quando fa così male, è davvero amore?

Non so se avete letto il Simposio (qualche commento qui) e tutte le belle e filosofiche descrizioni dell'amore che ci danno Socrate & Co, però, secondo me, quando si parla di amore pratico, di vita quotidiana, di sentimenti vissuti sulla propria pelle ogni singolo giorno... Porsi questa domanda è importante. L'amore che fa male è amore? Condannarsi a un'eternità di sofferenza, è amore?
Questo vale per entrambi i membri di una coppia: una (ipotetica) lei che soffre come un cane bastonato per tentar di rendere felice lui, una lei che rinuncia a sé, ai propri sogni, a ciò che desidera e che è, per lui, è innamorata o è masochista? O una lei, che fregandosene di tutto, fa sempre ciò che vuole, non chiede nulla, non ascolta nulla, fa di testa propria, e lo tratta come uno zerbino (facendolo soffrire come se ogni giorno gli stessero cavando tutti i denti senza anestesia... versione modificata di Prometeo: qui sono i denti a ricrescere), è innamorata? Lo ama? E lui che si lascia trattare così? Ora, riferite queste domande a tutte i lui-lui, lei-lei, lui-lei del mondo e ditemi: chi decide quando è amore?
C'è un limite a questa definizione? Questo sentimento chi lo classifica? Chi decide quando il male è giusto da sopportare, quando è un male che fa bene, che aiuta, quando è una rinuncia produttiva, giusta, buona... E quando invece sfocia nel masochismo?

L'amore si deve vedere sempre. Non sto dicendo che non si può litigare/discutere (non farlo mai sarebbe comunque strano e forse dannoso), ma l'amore deve far star bene: deve farti svegliare con il sorriso, deve illuminarti ogni volta che pensi a lui/lei, deve darti coraggio, fiducia, pace, sostegno, deve metterti alla prova e sostenerti, deve essere duro qualche volta, ma farti sentire grande, capace, deve aiutarti a migliorare, a crescere, a vivere, deve essere la spinta che ti serve o la mano che ti sostiene... Non può essere sempre pianto e lacrime, un boia e una condanna a morte.

Insomma, giudico Daniel e Lucinda una coppia sbagliata: sono l'esempio dell'amore malato, secondo me. Non credo che quel loro "aspettarsi-baciarsi-morire" possa essere definito "vero amore" o "amore eterno": è un'eterna sofferenza, alla quale lui continua a condannarli. Se lui scegliesse il cielo o gli inferi, il ciclo si chiuderebbe, lei smetterebbe di stare oscenamente per tutta la sua vita, smetterebbe di morire, e lui smetterebbe di vivere un'infinita agonia.
Non ho (forse purtroppo) una visione del mondo così fiabesca da convincermi che "un attimo di felicità valga millenni di sofferenze".

Andarsene non sempre è sbagliato, non sempre è cattivo, non sempre distrugge.
A volte, forse, crea più che rimanere. 


Alex






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