sabato 4 agosto 2018

RECENSIONE: Il pianeta della memoria di Chiara Zanini

COLLABORAZIONE CON IL LETTORE DI FANTASIA

Dopo una lunga assenza (aaah, la psicologia… scienza tanto affascinante quanto complessa) eccomi di nuovo sulle pagine di Vuoi conoscere un casino?, con la rubrica in collaborazione con Il Lettore di Fantasia (QUI per info). Oggi vi parlerò del racconto Il pianeta della memoria di Chiara Zanini.  


TITOLO: Il pianeta della memoria
AUTORE: Chiara Zanini
NUMERO: 10 (21 dicembre 2015)

TRAMA:
In un futuro remoto in cui l’uomo ha esteso il suo dominio su larga parte dell’universo, in cui dominano corporazioni commerciali che sfruttano i pianeti e i loro abitanti col solo fine di ottenere ciò che vogliono, alcuni si ribellano divenendo pirati.

In questo contesto il capitano Yann, il più grande pirata che si sia mai opposto a questo sistema corrotto, è stato catturato e alla sua ciurma spetta il compito di liberarlo prima che sia troppo tardi...







RECENSIONE:

Finalmente questa collaborazione mi ha permesso di leggere un racconto di fantascienza… che, però, in tutta onestà, non mi ha colpito in positivo e anzi è il primo racconto che non mi sento di promuovere a pieno dalle pagine della rivista online.
Metto le mani avanti dicendo che il racconto nel complesso non è male, ma che viene (purtroppo) in parte rovinato da alcune soluzioni narrative adottate dall’autrice. Ma andiamo con ordine…




ATTENZIONE SPOILER:
se non volete nessuna anticipazione sulla trama, vi consiglio di leggere il racconto prima di proseguire con la recensione 
(QUI il racconto)


Il racconto è diviso in due momenti: il primo che comprende il “processo” del pirata Yann e la sua liberazione; il secondo che comprende la parte del recupero dell’anima/memoria del capitano, persa durante l’attuazione del piano per salvarlo da morte certa.
Vista la brevità del racconto, non posso fare analisi sui personaggi, che non sono il focus della narrazione, per tanto per comodità analizzerò le parti sopracitate una alla volta, mettendone in luce punti di forza e debolezza.


Doverosa introduzione


Il racconto si apre facendoci immergere in un universo futuro molto lontano dal nostro, in cui l’umanità è riuscita a estendere il suo dominio fino alle stelle, divenendo una potenza galattica.
I riferimenti alla fantascienza classica in questo racconto si sprecano, dal nome del capitano pirata Yann (che strizza molto l’occhio alla sventurata, ma do noi molto amata, traduzione della trilogia originale di Star Wars), alla creatura lovecraftiana che troviamo sul ponte della nave, facendoci sin dalle prime battute respirare un’atmosfera a metà strada tra un’ episodio di Star Trek e i film di Star Wars. Nello specifico in questo caso non esiste un impero malvagio, ma capiamo che il sistema è ugualmente corrotto. Qui i cattivi siamo noi, noi esseri umani, che attraverso una corporazione “commerciale” (come quelle tanto care all’immaginario cyberpunk), abbiamo conquistato il pianeta Lacard e successivamente lo abbiamo “civilizzato” rendendo schiava la sua popolazione (la storia è pur sempre ciclica e ciò che è stato sarà ancora…) al fine di far estrarre un’efficientissima risorsa energetica chiamata “fonte”, la quale ha permesso una rivoluzione nel  sistema di propulsione delle navi.
E’ in questo contesto che il nostro pirata Yann ha deciso di ribellarsi al sistema che ha a lungo servito, assaltando le navi della compagnia per poter recuperare la preziosa risorsa da ridistribuire ai pianeti meno sviluppati: un Robin Hood spaziale che per carisma (almeno sulla carta visto che non lo vedremo mai in azione) mi ricorda molto capitan Harlock.
Tuttavia qualcosa non è andato secondo i piani e il nostro eroe è stato catturato e ora, in “universo visione”, sta per essere fintamente processato (è un processo farsa, la sentenza di morte è ovvia). 


Raccontato il contesto in cui si ambienta il racconto (che emergerà solo leggendo in toto il lavoro della Zanini) passiamo all’analisi vera e propria.


Prima parte


Le prime fasi del racconto ci mostrano il tutto dal ponte della nave del capitano in cui la ciurma freme per ultimare i preparativi di un piano per riuscire a salvarlo: il piano è già deciso e noi non ne sappiamo niente, siamo solo spettatori di quello che sta per avvenire. La ciurma è, in questo frangente, guidata dalla seconda in comando, Nèrema, una lacardiana salvata da Yann anni prima, nonché vera protagonista del racconto. Inutile dire che il piano ha successo ma… il capitano teletrasportato a bordo della nave è immobile, come in uno stato catatonico e apparentemente senza vita… e qui inizia la confusione. Scopriamo che durante la smaterializzazione e la successiva rimaterializzazione  del prode capitano, l’anima per qualche misteriosa motivazione non è riuscita a restare con il corpo che è quindi ormai un mero guscio vuoto, vivo ma allo stesso tempo morto. Quindi sarà Nèrema che dovrà trovare un modo per riportare a Yann ciò che ha perduto, qualunque cosa sia...

Questa prima parte, anche se abbastanza scontata, è tutto sommato ben costruita: sembra realmente di essere sul ponte della nave con tutti i personaggi che fremono e lavorano per massimizzare le possibilità di riuscita di un piano che potrebbe fallire in qualunque momento e per il minimo errore. Tuttavia la complicazione scelta per permettere il proseguimento della narrazione è confusa: non si capisce esattamente cosa sia venuto meno nel capitano, in quanto in un punto si parla di anima ma in quello successivo si parla di memoria, e tra le due cose esiste una netta differenza semantica.



 Seconda parte


Arriviamo quindi alla seconda parte: chi ha visto il film Avatar di Cameron (tipo l’universo intero  ha visto questo film) riuscirà a cogliere il gigantesco riferimento... Nèrema decide, per recuperare il suo capitano, di portarlo sul pianeta Lacard, là dove la piccola rivolta di Yann è nata, quando salvò Nèrema. Questo pianeta, similmente al pianeta Pandora di Avatar, sembra essere vivo e in grado, tramite la fonte, di comunicare con i suoi abitanti. Per far recuperare la memoria a Yann la Lacardiana farà connettere l’umano alla fonte e gli farà recuperare la memoria. Ora… parliamone un momento. Apprezzo i riferimenti alle opere fantascientifiche, ma qui non ho ben capito due cose:
1. cosa ha perso esattamente sto capitano, memoria o anima? La prima è facile da identificare, ma la seconda diventa molto più complicata e richiederebbe un minimo di spiegazione;
2. a prescindere da cosa ci sia da recuperare… come potrebbe un guscio di carne vuoto, che ha salutato l’anima nel cosmo, connettendosi ai ricordi degli abitanti del pianeta, e solo in minima parte ai suoi, tornare esattamente come prima?
Mi sembra più probabile una ricostruzione della personalità sulla base delle personalità che il capitano ha conosciuto grazie alla connessione col pianeta, piuttosto che un pieno recupero di tutti i suoi tratti originari. Insomma, un minimo di spiegazione in più sarebbe stata apprezzabile.

Il vero problema di questo finale non sta tanto nella narrazione, che resta pulita e gradevole, quanto piuttosto nella chiusura, a mio avviso, raffazzonata e poco curata. Si sarebbero potuti adottare altri espedienti che ridonassero al capitano facoltà di comando della nave: il primo che mi viene in mente, forse banale, che tuttavia resta un evergreen per noi amanti dei pew pew nel vuoto cosmico, sarebbe potuto essere una battaglia spaziale a colpi di laser, faser, missili protonici e scudi energetici, la quale si sarebbe potuta concludere quando il capitano, ripresosi dal teletrasporto e dai traumi subiti durante la prigionia e desideroso di avere la sua vendetta, avesse ripreso (molto alla Star Trek) il suo posto sulla sedia di comando, dimostrando le sue immense doti da comandante in grado di coordinare la ciurma per avere la meglio sulle navi inseguitrici. La chiusura sarebbe stata comunque con un finale a cliffhanger, mantenendo così circa invariata la lunghezza del racconto.

In ultima analisi mi sento di dire solo “peccato”: peccato perché l’autrice avrebbe potuto fare di meglio e aveva tutte le carte in regola per farlo, peccato perché è stata un’occasione parzialmente sprecata.



VOTO: 




Voglio comunque invitare i nostri lettori e le nostre lettrici a leggere questo racconto e a farci sapere cosa ne pensate nei commenti, inoltre vi ricordo che dal sito de Il Lettore di Fantasia è possibile (gratuitamente) leggere tutti i racconti della rivista, che spaziano dal fantasy al western, con racconti brevi e solitamente molto piacevoli da leggere. 


Emme  




Ci tengo anche a ricordarvi che, se volete, potete abbonarvi alla rivista e fare donazioni per permettere alla redazione di continuare con il loro eccellente lavoro.

3 commenti:

  1. Cara Alex, rieccomi dopo al mia breve vacanza in Italia, nella terra dove sono nato, è stata una grande emozione vedere quei luoghi do ho passato la mia gioventù.
    Pallando della fantascienza, io sono un grande amatore, di queste storie, mi fanno veramente sognare.
    Ciao e buona domenica con un forte abbraccio e sempre con un sorriso:-)
    Tomaso

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